Come apro lo schermo del telefono due occhi marroni mi accolgono. Marroni, ma profondi come il mare. “Ciao splendente come sempre! Come stai?”. Non mi aspettavo un saluto così intenso e d’istinto mi lascio avvolgere. “Ciao!!” gli dico sorpresa. Mauro: “Io sto benissimo! E voi come state? Sto aspettando qui che vengano i miei… E’ venuta dal cielo questa cosa”. Intuisco: “Vuoi dire il virus… Ci è caduto addosso…” Mauro guarda oltre me, oltre il video, con quel suo sguardo profondo e attento: “Sì. Non si aspettava venisse. Poi pian piano si raddrizzano tutti. Dopo la tempesta, tutti ne escono… Lo sento”. Ecco. Di nuovo quel modo di fare, il suo modo fare, e io mi ritrovo di colpo in un contatto intimo e vero. Mi ci ha fatto entrare direttamente, dalla porta principale. E sento il privilegio di avere un posto d’onore ad una prima speciale.

Dunque procede. “Rimini è di un silenzio tombale, poca gente in giro… è un virus umano, questo…”. sorridendo e con quel suo sguardo sempre oltre. “Ti ringrazio di questo nostro collegamento con la gente.. che poi non è così lontano Rimini… io vedo il mare”. Gli dico: “Mi fai invidia lo sai? Tu hai il mare davanti!”. Mauro con sensibilità “Ma quello che mi sta vicino riesce a farsi un’immagine di ciò che vedo adesso a Rimini…”. D’istinto gli dico: “Hai ragione… sei un poeta però… Che meraviglia!” E la moglie di slancio: “Eh! Scriveva poesie d’amore da giovane!”. Mauro sorride con delicatezza e io m’immergo in questo mondo poetico in cui siamo entrati insieme: “Allora me le devi far leggere. Non è facile scrivere poesie”. Mauro: “Devi tirarle fuori, prima cominci pian piano, un pezzo di qua e uno di là. Stai pensando di cominciare due o tre righe e poi ti va via. E’ una cosa che ti piace sentire il tuo pensiero. Guarda che mare!”. Sono rapita dalle sue parole. E’ veramente come dice. Mentre parla realizzo che scrivere per me ha lo stesso valore! E che in questo momento il nostro contatto si è elevato a un livello superiore, poetico. Sono le parole che lo dicono. “Il mare è la mia passione. L’acqua in genere. Non dà bere però. Devi provare. Ti aspetto quest’estate”. Lo seguo: “Chissà che sensazione dev’essere per te stare nell’acqua. Tu che ci hai passato sopra buona parte della tua vita”. Mauro con semplicità: “Sei indipendente lì. Su quel pezzo di legno. E stai girando nel mare… Non lo dimentichi se lo provi. Tutti si spaventano all’inizio, ma poi basta provare. Se sai nuotare hai fatto la metà. E poi è una cosa semplice, ma che ti implica profondamente”.

Son sempre più coinvolta. Mi chiedo come fa questo uomo gentile a comunicare, con tanta naturalezza, cose così profonde. Forse perchè alla fine riguardano tutti da vicino e tutti siamo chiamati in causa direttamente. A riconoscerle. Poi mi recita una poesia o ciò che il suo sguardo coglie in quel momento: “Quando sei vicino al mare non ti viene il pensiero di scappare e vorresti camminare sull’acqua fino a quando perdi lontano la riva”. Ma il pezzo forte deve ancora arrivare, per me che sono psicologa. “La prossima volta che mi chiami mi preparo come un professionista della parola. Sono così belle le parole, ci dimentichiamo. E quando le inserisci in un pensiero esce una cosa bella”. Poi mi saluta: “Ti ringrazio. Mi sono caricato adesso. Ho riempito gli spazi vuoti della mia memoria con una cosa bella”.

Io penso di aver partecipato a qualcosa d’immenso che ancora una volta mi ha portato altrove. In uno spazio che va ben oltre ciò a cui pensavo di arrivare prima dell’incontro. Uno spazio in cui, grazie alle parole, ho incontrato la persona proprio nei vuoti della sua memoria.

Ma negli incontri, si sa, è difficile resistere. Ogni persona è una finestra su un mondo e se lo vedi non riesci a non andarci dentro. (continua)

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POESIA

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