La Pigna contro De Pascale: si è aumentato i contributi. Lui: falso

Due esposti, uno alla Procura di Ravenna, l’altro alla Corte dei Conti. Nel mirino Michele De Pascale, che durante il mandato da sindaco avrebbe “fatto carriera”, cancellandosi dal libro paga del Pd per cambiare datore di lavoro e farsi assumere da una cooperativa, aumentando, alla luce del nuovo contratto, i contributi previdenziali e il tfr che il Comune è tenuto a versare per gli amministratori in aspettativa.

Ci sono cifre e date ben precise nel documento inoltrato lunedì dalla Pigna, lista civica d’opposizione, che ora chiede alle autorità una verifica sulla regolarità di tali passaggi, documentati dal 2016 – anno dell’elezione alla guida del capoluogo bizantino – al 2019, quando cioè De Pascale è stato assunto da Ser.Coop. Nonostante il primo cittadino non abbia lavorato nemmeno un giorno per il nuovo datore di lavoro – attacca La Pigna – i suoi progressi professionali si sono tradotti in un maggiore peso economico a carico dell’Ente pubblico e a beneficio della sua futura pensione.

Dal Pd a FederCoop

Le tappe ricostruite dall’esposto partono il 22 giugno 2016, quando, all’indomani della nomina, il sindaco è stato collocato in aspettativa dal Partito democratico. Il Comune è stato obbligato, per legge, a versare al Pd ravennate il trattamento di fine rapporto e gli oneri ai fini pensionistici. Fin qui tutto bene, prosegue l’esposto. Almeno fino al 30 settembre 2019. Perché a quella data il sindaco cessa il rapporto di lavoro con il Pd provinciale e il giorno successivo, in data 1 ottobre, viene assunto da Ser.Coop, cooperativa che eroga servizi contabili e finanziari, come dipendente con mansione di quadro a contratto full time: tradotto, 38 ore settimanali e quattordici mensilità i cui contributi vengono immediatamente addossati a carico del Comune, perché il sindaco viene collocato immediatamente in aspettativa.

«Un’assunzione che suona a dir poco strana – commentano dalla Pigna – dato che il sindaco non ha alcuna esperienza e nemmeno competenza dei servizi contabili erogati dal suo datore di lavoro». In più – prosegue il documento – nel bilancio dei due anni precedenti all’assunzione, si evince che Ser.Coop «è talmente fragile da non consentire l’assunzione di un quadro con il costo che questo comporta».

Ser.Coop, il 31 dicembre dello stesso anno, viene incorporata in FederCoop Romagna sulla base di un atto formalizzato appena 13 giorni dopo l’assunzione del sindaco. E dal 1 gennaio 2020 e De Pascale risulta nuovamente in aspettava, sulla base di un contratto che aggiunge altre due ore alle 38 settimanali.

Un caso, che – ecco l’ultima frecciata della Pigna – è «similare» a quello che coinvolse l’ex assessore allo Sport Josefa Idem, per il quale il Comune di Ravenna si costituì parte civile».

Il sindaco annuncia querele

Secca la replica del sindaco: <Chi mi conosce sa che non sono solito farlo, ma sono stato costretto. Ho dato mandato ai miei legali di valutare ogni azione possibile per tutelare la mia onorabilità. Si è passato il segno, qui c’è un intento persecutorio. Credo di aver dato prova in questi anni di non essere permaloso in caso di critiche politiche. Capisco la campagna elettorale imminente, con La Pigna ho parlato in commissione consiliare anche due giorni fa. Avrei preferito una richiesta di chiarimenti, questo invece è un attacco senza precedenti».

De Pascale contesta la ricostruzione dei fatti resa dalla lista civica in special modo il passaggio in cui chiude il rapporto da dipendente del partito democratico e passa al servizio della Ser.coop e poi di Federcooperative. «Non sono stato licenziato, il mio datore di lavoro ha ceduto il mio contratto e nel passaggio non si perde il diritto all’aspettativa. I presunti aumenti non corrispondono al vero, ma sono riferibili a scatti di anzianità, l’inquadramento è il medesimo. Gli avversari per me non sono nemici da abbattere, non sono mai stati oggetto di attacchi personali, o strumentali».

Sulle irregolarità contributive De Pascale rivendica la linearità del suo operato: «Se il contratto di lavoro viene ceduto da un datore di lavoro a un altro, se ci sono fusioni o incorporazioni, che coinvolgano il rapporto lavorativo del dipendente durante il periodo in cui questi ricopre pro tempore l’incarico elettivo, ovviamente il diritto all’aspettativa rimane. È quello che è accaduto a me negli anni scorsi, dove per esigenze di riorganizzazione dei miei datori di lavoro, la mia posizione lavorativa, che è in essere dal 2013, è stata trasferita da un soggetto giuridico ad un altro. Nessun arcano né movimento scorretto, alla Pigna sarebbe bastato chiedermi chiarimenti. Invece è stato presentato un esposto che rappresenta circostanze false». E ancora: «Se sarà necessario sono ovviamente a disposizione per fornire ogni eventuale informazione alle autorità competenti. Il punto di fondo è che la politica non può essere questo, soprattutto in un momento così difficile».

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