La “Pianura” romagnola di Marco Belpoliti

Chi non ha un proprio luogo dell’anima? Quello di Marco Belpoliti (Reggio Emilia, 1954), scrittore, studioso e professore universitario, è la “Pianura”, che dà il titolo al suo ultimo libro. Quella Padana, dove è nato e dove, attraversandola, ha vissuto la sua vita incontrando persone, intrecciando relazioni, vivendo incontri ed esperienze. La sua pianura, dispiegandosi dal nord al sud, dall’Emilia fino alla Romagna, diventa metafora di vita. Testimonianza di amicizie antiche, di legami che nei luoghi trovano tangibilità. Tra le nebbie, gli argini, i campi, il mare in lontananza incontriamo, tra gli altri, Pier Vittorio Tondelli, Giuliano Scabia, Giovanni Lindo Ferretti, Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Angela Ricci Lucchi.

Professor Belpoliti, a che genere appartiene “Pianura”?

«È un libro in cui il confine tra narrativa e saggistica è labile ma è un libro di narrativa. Racconta storie di persone che abitano o hanno abitato dei luoghi. È un libro geologico perché racconta non solo il paesaggio, lo spazio ma anche il tempo. Si arriva fino al ’300».

La struttura narrativa è stata pre-organizzata?

«No, mi sono lasciato guidare dalla narrazione, le storie emergevano man mano che scrivevo. La voce narrante è un io che si rivolge al lettore dandogli del tu, facendo riferimento a delle storie condivise, vissute in comune. L’io e il tu sono amici».

Massimo Recalcati ha definito “Pianura” un’eterobiografia…

«Sì è giusto, in questo libro parlo degli altri attraverso me stesso».

Lei racconta i luoghi della pianura padana, luoghi noti e meno noti. Si sofferma anche sulla Romagna

«Sì è così, dall’Emilia si arriva fino in Romagna. Un punto di arrivo importante è senz’altro Ravenna, ci sono Rimini, Forlì, Lugo. Sono luoghi legati a mie lunghe amicizie».

Per questo ha raccontato di Campiano e di Marco Martinelli e Ermanna Montanari?

«Sì, sono tra i fondatori del Teatro delle Albe di Ravenna e vivo con loro un’amicizia molto antica, nata 30 anni fa. Racconto di questo viaggio in treno che faccio con Marco ed Ermanna e arriviamo fino a Campiano, una località sconosciuta, a pochi chilometri da Ravenna. Una volta arrivati cominciamo a parlare di quegli spazi, della terra rivoltata, dei campi arati. A Campiano è ben evidente la presenza della centuriazione romana: i romani occuparono la pianura, la divisero in tanti rettangoli chiamati centurie e li assegnarono ai soldati che avevano combattuto per l’impero. La pianura a Campiano assume così una forma particolare. E poi è presente una chiesa antica, paleocristiana, dedicata a San Cassiano. Ermanna una volta ci ha portato un produttore cinematografico che cercava delle location interessanti per un film. Fino a quel momento aveva declamato quel posto come un luogo particolare e solo davanti al produttore aveva scoperto che era un luogo piccolo».

A cosa è dovuta questa attenzione per i piccoli luoghi?

«Anche io vengo da un piccolo paese, sono nato a Reggio Emilia, dentro la città ci sono luoghi più intimi, personali. Attraverso la mia narrazione, nell’immensità della pianura ho ricavato degli spazi più raccolti».

E cosa ha raccontato ancora della Romagna?

«Ravenna con la sua parte storica, San Vitale, le chiese bizantine, i suoi mosaici, le luci e i colori. E Rimini con una delle chiese più belle del mondo: il Tempio Malatestiano. Di Lugo racconto la mia amicizia con la regista Angela Ricci Lucchi e del monumento a Francesco Baracca. Considerate che il libro di 278 pagine finisce con la parola “eccetera”, perché la narrazione sarebbe potuta andare avanti, il libro non racconta tutto quello che ho ricordato».

Che rapporto ha con la memoria?

«Facendo una professione intellettuale la alleno ogni giorno, come tutti certamente ho paura di perderla perché gli uomini senza memoria sono uomini senza identità. È anche vero che c’è una parte di invenzione della memoria, quando tendiamo a ricordare, un po’ di invenzione accompagna i nostri pensieri».

E qual è il luogo che le piace ricordare?

«Il piccolo cimitero di San Prospero Strinati, a Reggio Emilia. C’è una chiesa del ’700, costruita dove prima c’era un convento. È il luogo dove sono sepolti i miei genitori».

“Pianura”, Marco Belpoliti, Einaudi, 2021, pp 296, Euro 19.50

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