La nuova sfida: coniugare la moda con la sostenibilità

La sfida è coniugare la moda con la sostenibilità. Il cammino è iniziato ormai da molti anni, ma ora c’è il desiderio di compiere il salto di qualità definitivo e far diventare la produzione di capi eco-friendly il vero, nuovo standard produttivo. Creare abbigliamento sostenibile non è un capriccio o una scelta con cui la moda può intercettare il trend del momento. È un passaggio strategico e fondamentale perché i prodotti di abbigliamento hanno spesso cicli di vita molto brevi e questo porta a un elevato accumulo di rifiuti, troppe volte non biodegradabili.

La Commissione Europea ha inserito come priorità nell’agenda del Green Deal la definizione di strategie sostenibili per il settore del tessile, puntando molto sull’ecodesign, sui temi della durabilità, della riparabilità e della qualità dei materiali utilizzati per la produzione. A oggi, solo l’1% delle fibre utilizzate per i capi di abbigliamento viene riciclato, mentre il 75-80% dei capi usati raccolti in Europa sono smaltiti, spesso tramite l’incenerimento. Ma al netto di questi numeri qualcosa si sta davvero muovendo. La Francia, ad esempio, ha deciso di promuovere l’economia circolare per legge ed entro il 2023 sarà illegale distruggere le merci invendute.

A Roma proprio in questi giorni si sta svolgendo il Phygital Sustainability Expo, evento interamente dedicato alla transizione ecologica dei brand di moda e design attraverso l’innovazione tecnologica. Un luogo dove le storie di innovazione e sostenibilità non mancano. Ad esempio quella di Fibre, la business unit del Gruppo Valerio che produce capi d’abbigliamento ecosostenibili.

Il brand di Pettoranello del Molise è nato nel 2020 per rilanciare l’ex polo produttivo sartoriale Ittierre dove per anni sono stati convertiti in capi sartoriali le idee creative di alcuni tra i più affermati stilisti del panorama italiano. Da dicembre è tornata al lavoro una parte di quelle maestranze che avevano reso famoso un distretto industriale che ha una valenza sociale importante, sia in termini occupazionali sia di riqualificazione di una zona da sempre eccellenza nel settore tessile.

Fibre a Roma ha presentato in anteprima una collezione di capispalla in materiale riciclato “cruelty free” che adotta imbottiture in fibre naturali e vegetali come lino e cachemire, in sostituzione delle classiche in piuma d’oca. Ma l’azienda lavora e fa ricerca per produrre sempre più capi dalla plastica riciclata, anche perché la famiglia Valerio è anche fondatrice di una azienda molisana specializzata in raccolta, trasporto, valorizzazione e smaltimento rifiuti. «La moda– sostiene Antonio Alessandro Valerio – è uno dei settori a maggior impatto ambientale, sia per la filiera troppo lunga e ormai dislocata a livello globale, sia per il materiale utilizzato spesso di bassa qualità e inquinante. Realizzare abiti con una filiera locale a chilometro zero e con l’impiego di materie prime sostenibili è il punto di partenza per una vera rivoluzione green».

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