FORLI’. Sans la musique, la vie serait une erreur diceva Federico Nietzsche. E allora invece di parlarvi dei miei 10 libri del cuore vi presenterò 10 libri che hanno accompagnato i miei percorsi musicali.
Partiamo con Il grande Gatsby, di Francis Scott Fitzgerald. Ambientato a New York e a Long Island nell’estate del 1922, racconta l’età del jazz, le sue contraddizioni e la sua tragicità narrando pagina dopo pagina la disintegrazione del mito americano e la strenua difesa di un abbacinante sfavillio di facciata. Gatsby è lo sfuggente anfitrione di una corte fastosa e stravagante, che nutre di lussuosi ricevimenti e di una suggestiva colonna sonora punteggiata dalle note frizzanti del ragtime, del charleston e dalle prime avvisaglie dello swing.
«Dobbiamo andare! Dove? Non lo so, ma dobbiamo andare». Ricordate? È il folgorante e nervoso dialogo, in On the road di Jack Kerouac, tra i due protagonisti, che sottolineava l’assoluta necessità di continuare il “lungo viaggio” attraverso l’America. Sembra un botta e risposta tra un si bemolle di Charlie Parker e un do diesis di John Coltrane in “Kind of blue”, il miglior disco jazz di tutti i tempi. Ed è la musica sincopata del jazz che dà il ritmo a tutto il libro.
Il giovane Holden di J. D. Salinger è uno dei libri più anticonformisti e premonitori della storia della letteratura Usa. Con questo libro Salinger ha rappresentato un vero e proprio inno generazionale, dando voce a tutti quei giovani che si trovavano ingabbiati nel moralismo americano.
E passiamo alla frizzante atmosfera londinese degli anni Novanta. In Alta fedeltà di Nick Hornby, Rob Fleming è un 35enne che possiede un negozio di vinili in una Londra in fermento. Spicca un sottofondo di canzoni che fa da colonna sonora alle sue giornate.
In Come se avessi le ali una leggenda del jazz si è raccontata e le sue parole sono state messe in fila da Marco Di Gennaro. Chet Baker – musicista, eroinomane, alfiere di quella lost generation della West Coast che aveva dato luogo al cool jazz assieme a Stan Getz e Gerry Mulligan – è una figura venerata, affascinante e misteriosa.
In Jack Frusciante è uscito dal gruppo, di Enrico Brizzi, Alex D., 17 anni, figlio modello della buona borghesia bolognese decide di uscire dal gruppo, di rompere le regole e gli schemi, di fare un salto fuori dal cerchio che gli hanno disegnato intorno. In una parola, cresce. Lo fa attraverso le pedalate disperate sulla collina bolognese, ascoltando la musica furibonda dei Sex Pistols, dei Red Hot Chili Peppers, dei Cure.
Com’è possibile arrivare a suonare per folle oceaniche partendo da Zocca o da Correggio? Com’è possibile che un gruppo chiamato Csi conquisti la vetta delle classifiche? Com’è possibile che gli Skiantos cantino in rima baciata sullo sfondo dei carri armati nelle strade di Bologna? O che un appassionato di roots rock americano scopra di conoscere a memoria tutte le canzoni dei Nomadi? L’Emilia o la dura legge della musica, di Gianluca Morozzi, è un libro che parla anche dei miracoli mancati, come il chitarrista beat dalle geniali intuizioni che viene sempre anticipato dall’Equipe 84 e dai Corvi, e di tutti i gruppi relegati a suonare su quattro assi di legno vicino ai binari della ferrovia.
Brillante ed eccentrico, Mumbo Jumbo di Ishmael Reed è un’elegia della cultura africana in tutte le sue manifestazioni e latitudini, dalla mitologia egizia al voodoo, dal blues al dixieland.
Carlo Lucarelli ha citato la musica in molti suoi libri: c’è molto jazz in Intrigo italiano, ambientato nella Bologna delle jazz band degli anni 50; Almost blue prende il titolo da un famoso brano cavallo di battaglia di Chet Baker; in Lupo Mannaro c’è il protagonista che ascolta ossessivamente Miles Davies. Nella compilation letteraria che vi segnalo ci sono tre indagini che hanno dato vita alla detective più tosta del noir italiano: Grazia Negro.
E per finire… La notte che si bruciò il jazz, chiedendo perdono per quest’autocitazione. Da Chet Baker a Joe Zawinul, dagli Animals allo Spencer Davis Group, i concerti che hanno accompagnato i tre decenni del Naima Club di Forlì. Prefazione di Renzo Arbore, prologo di Carlo Lucarelli, introduzione di Francesco Giardinazzo, postfazione di Vinicio Capossela.

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LETTERATURA

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