La mostra: Semira e La Motta al Museo di Rimini

Inaugura sabato 11 giugno al Laboratorio Aperto Rimini Tiberio la mostra “Volti per la pace. Gli occhi della guerra” dell’artista ucraina Iryna Fedorenko, in arte Semira, con alcune opere di Alessandro La Motta. L’esposizione è accompagnata anche da una residenza d’artista e sarà presentata nel giardino del Lapidario del Museo della Città durante l’incontro di sabato alle 17.30 con Edoardo Crisafulli, direttore dell’Istituto italiano di cultura a Kiev e Sergio Bianchi di Agenfor.

Semira, in che modo lo scoppio della guerra ha influito sulla sua vita e sulla sua arte?

«Dopo la guerra mi sono trasferita con mia madre e mio figlio a Monaco, in Germania. Siamo fuggiti dall’Ucraina con solo un paio di zaini: tutta la mia vita è stata contenuta lì. Era l’inizio di marzo e ancora non sapevamo che non avremmo avuto un posto dove tornare in Ucraina, abbiamo perso tutte le nostre proprietà a Mariupol, i nostri parenti sono morti lì, l’intera città e tutto ciò che amavamo è stato distrutto. In questa situazione stressante dipingo continuamente».

Che tipo di opere verranno esposte a Rimini?

«Ci saranno i dipinti della nuova serie “Children of war”, che ho potuto portare via dall’Ucraina. Sono ritratti di bambini che provano diversi sentimenti: rabbia, speranza, follia, amore. In ogni immagine chiunque può vedere se stesso. E opere dipinte in Italia».

Il suo ritratto di Vladimir Zelensky è stato profetico.

«Sì, l’ho ritratto prima che diventasse presidente. Quando ho finito il lavoro mi sono resa conto che lo sfondo era nei colori della bandiera ucraina e dopo un po’ è stato eletto. Si può dire che questo sia il suo primo ritratto da presidente nella storia. Sto pensando di metterlo all’asta e inviare denaro per aiutare la gente di Mariupol, conosco personalmente decine di persone che sono diventate senzatetto in un istante, come me e la mia famiglia».

Cosa immagina per il futuro?

«Ora sono molto attiva nei progetti di beneficenza, perché come nessun altro capisco cosa voglia dire perdere tutto in un momento. Le persone hanno bisogno di sostegno sia materiale sia morale. Mia madre sta attraversando un periodo difficile con tutta questa situazione, suo fratello è morto a Mariupol. Esorto tutti a ricordare che Mariupol è una città di eroi e ha difeso con coraggio la sua posizione, molte persone nel mondo non hanno la stessa forza d’animo e coraggio. Il mio slogan in tutte le mostre ora è #Artforpeace».

La Motta, perché avete scelto di ospitare questa artista?

«La mostra nasce da una provocazione di Edoardo Crisafulli, che mi ha invitato a fare qualcosa per aiutare gli artisti ucraini in difficoltà – spiega l’artista riminese –. Tutti ci siamo mobilitati; anche l’arte e la cultura possono e devono creare occasioni e consentire all’arte ucraina e agli artisti di continuare il lavoro di ricerca e proposta, anche lontano da casa».

Quali sue opere verranno esposte?

«La mia partecipazione alla mostra sarà in punta di piedi, per non togliere spazio a Semira e sarà nel solco del mio lavoro recente. In particolare due opere le ho scelte per la loro capacità di essere archetipiche dei comportamenti umani ancora oggi: una rappresentazione di Marte e l’inserto di un frammento di Anacreonte dai Lirici greci».

Crisafulli, che ruolo può avere la cultura in questo scenario di guerra?

«La cultura ha un ruolo essenziale. L’Italia per vocazione costruisce ponti, non muri. Il che è in sintonia con le corde profonde della nostra storia, eccezion fatta per il fascismo. Le persone intelligenti promuovono un dialogo costruttivo con gli interlocutori di nazioni diverse».

Quali conseguenze stanno subendo i tanti siti artistici presenti sul territorio ucraino?

«I siti artistici ucraini più importanti per il momento sono al sicuro. Parlo delle città come Kiev, Leopoli e Odessa. Mariupol è stata rasa al suolo. Bene ha fatto il ministro Franceschini a proporre la ricostruzione del teatro con tecnologie e capitali italiani. Pochi sanno che c’è, a Odessa, una stupenda opera attribuita al Caravaggio, “La cattura di Cristo” (o “Il bacio di Giuda”), l’Ambasciata d’Italia ha contribuito al restauro. Ora l’opera è stata collocata in luogo sicuro».

L’Emilia-Romagna sta ospitando spettacoli di compagnie teatrali e mostre di artisti ucraini, come in questo caso, cosa si potrebbe fare ancora?

«L’Emilia-Romagna, lo dico con orgoglio essendo riminese, è una delle regioni più attive e dinamiche sul piano culturale all’estero. Ora è cruciale il tema dei finanziamenti regionali a progetti congiunti italo-ucraini, che servono velocemente. Noi come Istituto italiano di cultura siamo pronti a ricevere questi fondi e ad aiutare la regione nella scelta dei progetti più meritevoli. Gli ucraini amano l’Italia, il loro Paese è una realtà importante anche per il nostro futuro, in termini sia economici che culturali e scientifici. Direi dunque che ogni investimento finanziario nei progetti di cooperazione italo-ucraina darà ottimi frutti nel medio e forse anche breve periodo».

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