La mimosa nell’arte

La mimosa, il fiore simbolo della Giornata internazionale della donna celebrata l’8 marzo, viene scelta sia per la bellezza che per la stagionalità e il basso costo in passato data la frequente presenza nei giardini. Il suo intenso colore giallo limone che risalta sul verde del fogliame fa sì che molti artisti la dipingano da sola o in composizioni floreali. Cesare Camporesi (Meldola 1869 – Forlì 1944) diplomato all’Accademia di Bologna e perfezionato alla Scuola delle arti decorative industriali di Firenze è ben conosciuto come decoratore di qualità di ville e palazzi. Dopo il trasferimento a Forlì nel 1913 si distingue per la sua produzione a cavalletto che comprende paesaggi, ritratti e nature morte, molte delle quali soggetti floreali in mazzi isolati o raffinate composizioni. Le rose sono le preferite ma non mancano tante altre varietà come le mimose immerse nel blu del 1933. Sempre in un vaso blu lucente, calendule e mimose risaltano sul fondo scuro del quadro di Fortunato Teodorani (Cesena 1888-1960). Diplomato all’Istituto Gualandi di Firenze, ricercato decoratore di edifici civili e religiosi in molte città italiane, è pittore di tanti paesaggi, ritratti e nature morte. I temi che sviluppa per i quali ottiene grande successo sono i repertori di gastronomia romagnola e i fiori. Maniaco dei particolari, del loro valore estetico e anche un po’ vittima del compiacimento per le proprie capacità esecutive, nel 1940 dipinge un mazzo di mimose e garofani rosa in un boccale di ceramica tedesca con il rilievo di due fidanzati in costume, collocato su un tavolino d’appoggio della camera da letto sul quale, con una bambolina in ceramica, ci sono i gioielli appena tolti. Un capolavoro di quella pittura verista ottocentesca che è alla base di molte sue opere eseguite nello studio.

Marcello Azzolini definisce Giovanni Sesto Menghi (Rimini 1907 – Longiano 1990) un «Pittore certamente colto e dotato di raffinata sensibilità artistica e umana» nella presentazione del catalogo della mostra dell’artista nel marzo 1971 a Rimini dove viene esposta La zucca ammuffita del 1969. Tra i fiori nel vaso di ceramica rustica risaltano i grappoli di mimose non proprio freschissime che ben si adattano all’atmosfera creata dalla zucca marcia. Un milieu che riporta alla frequentazione di Filippo De Pisis iniziata da Menghi nell’estate del 1938, nonostante l’autonomia ormai raggiunta sia ben evidente nella densità della pennellata, nella maggior compiutezza dell’immagine, nei chiaroscuri e negli sfondi. Non può mancare René Gruau, Renato Zavagli Ricciardelli delle Caminate (Rimini 1909 – Roma 2004), il più grande cantore del fascino dell’universo femminile elegante e raffinato, grande appassionato di fiori, complementi che inserisce ampiamente nelle sue illustrazioni. È bello pensare che la macchia gialla nel mazzo che ha in mano la sofisticata ragazza sorpresa nell’ampia liseuse siano proprio fiori di mimosa.

La Galleria d’arte moderna di Bologna alla fine degli anni 50 acquisisce su suggerimento del direttore Francesco Arcangeli il Giardino delle mimose, dipinto nel 1954 da Mattia Moreni (Pavia 1920 – Brisighella 1999). Sono gli anni in cui il pittore pratica un espressionismo astratto e visionario di violenta denuncia del crudele rapporto dell’uomo con la natura. La gioiosità del giallo che illumina il giardino sembra lanciare un messaggio di moderato ottimismo, di qualche speranza per il rispettoso recupero del legame.

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