La seconda puntata dell’ex lottatore di Mma: “La mia vita dopo il coma, per i medici non mi sarei risvegliato”

«Dallo sport all’imprenditoria: ecco come un terribile incidente ha cambiato la mia vita». Niente nell’orizzonte di Francesco Colangelo, 31enne, faceva presagire la tragedia dietro l’angolo. Amico di tutti, raggiunti i 20 anni aveva già scoperto la passione per le arti marziali che «dava luce e senso» ai suoi giorni e trovato persino il grande amore, la giovane che poi è diventata sua moglie. Anzi durante il fidanzamento, abitando in paesi distanti quasi 20 chilometri, Francesco decide di iscriversi alle palestre di entrambi i luoghi per ottimizzare i tempi. Aspira al campionato Mma e si allena «6 ore al giorno, oltre a lavorare come elettricista».

La discesa e il botto

Dopo tanti sacrifici finalmente i due giovani si sposano, ma il destino è in agguato. Quando la moglie è incinta di 8 mesi, in un pomeriggio d’estate, Francesco decide di fare un ultimo giro sulla bici che deve vendere l’indomani, il giorno in cui inizierà anche un nuovo lavoro. «Era il 19 giugno del 2012 – ricorda – e sulla via del ritorno, chissà perché, ho scelto una discesa diversa da quella abituale». È un istante e poi solo il buio. Una Yaris entra nella sua corsia e non gli dà neanche il tempo di frenare. «Ho spaccato quell’auto col corpo, volando cinque metri più avanti», commenta lapidario. La bici resta senza un graffio e Francesco entra in coma. I medici gli danno «il 5% di probabilità di svegliarsi e una percentuale sotto l’1% di tornare quello d’un tempo».

La svolta e l’azienda

Eppure potesse vivere da capo quella giornata, lui imboccherebbe di nuovo quella strada. «Perché ho ritrovato la fede ed ora sono una persona migliore», rimarca. Ed aggiunge: «Solo nove giorni ed ho riaperto gli occhi, come dopo un brutto sogno, i dottori ancora non se lo spiegano». Dopo tutto è in salita, ma lui non si scoraggia: quattro mesi in ospedale, tre mesi e mezzo sulla sedia a rotelle, dove attacca la targa “Non preoccupatevi”. Intanto in corsia è lui che tira su di morale gli altri, ma per oltre un anno butta giù 13 pillole e sopporta due iniezioni al giorno, dormendo appena un’ora a notte. «Il punto è che sono un sognatore», ribadisce Francesco, rammentando la sua riscossa.

Mentre non si perde d’animo, pur rimanendo invalido all’80%, tre anni fa gli viene l’idea di creare un brand di abbigliamento tecnico sportivo, made in Italy. Studia, s’impegna, fornisce lui le idee per la grafica del prodotto. Ed ora che gestisce da solo l’impresa con tanto di sito di Ryel (dal nome delle prime due figlie Ilary e Ellen), a scegliere i suoi capi sono tantissimi campioni italiani e statunitensi e la nazionale italiana di Kettlebell sport.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui