La maxi piattaforma in viaggio, Ravenna la saluta dal molo

Un colosso di 55 metri di altezza, per 5.500 tonnellate e un valore del progetto che è fra i 230 e i 250 milioni di euro. La piattaforma del complesso estrattivo di Tyra II, nel mare danese, è stata progettata e costruita dalla Rosetti Marino spa. Ieri mattina un rimorchiatore olandese inviato dalla appaltante Total Energy è venuta a prelevarla, ed è stata salutata da un’ala di folla presentatasi sulla banchina. In tutto, il mastodonte varato ieri pesa 6.300 tonnllate, comprendendo i sostegni e installazioni che serviranno al montaggio. E per l’avvio, ora è ufficiale, verranno richieste nuovamente le competenze dell’azienda ravennate, nonostante sul contratto questo tipo di coinvolgimento non fosse previsto. Poi però, visto il prolungarsi del cantiere della seconda principale piattaforma del Tyra II, che si sta svolgendo in Indonesia, i tecnici Total si sposteranno dall’altra parte del mondo per curare le fasi finali. E questo ha comportato la richiesta alla Rosetti Marino di mandare sul posto i suoi lavoratori, per curare la fase iniziale: «Per noi un ulteriore motivo di orgoglio – testimonia il presidente, Stefano Silvestroni –. Il fatto che, nonostante il cantiere sia coinciso con la pandemia, siamo riusciti a rispettare i tempi di consegna ha certamente pesato. Credo comunque si tratti di un riconoscimento del know how ravennate, valorizzato all’estero ma che da tempo non può trovare espressione in patria».

Il massimo del comfort

Era stato nei giorni scorsi l’ad della Rosetti, Oscar Guerra, a precisare che per costruire la piattaforma erano servite, in tutto, 2,8 milioni di ore di lavoro: «Tutte in emergenza Covid, ma senza infortuni. Volendo si può. Certo per noi è stato un investimento importante, ma siamo orgogliosi di esserci riusciti». La piattaforma più grande, del complesso di otto totali, è quella costruita in Indonesia. E se le altre sei sono sostanzialmente solo delle “teste di pozzo”, quella più sofisticata è quella cresciuta nei cantieri Rosetti-Piomboni. Nei due piani “bassi”, di dieci metri ognuno, ha quattro gruppi elettrogeni alimentati con il gas estratto sul posto, ed un ulteriore di emergenza. C’è poi la sala di controllo, che coordina la produzione dell’intero complesso Tyra II e non manca un potabilizzatore. La parte restante dei 55 metri di altezza è impegnata da 80 stanze singole, con spazi comuni dotati di palestra e sauna. Design totalmente italiano, che fa del ritrovato Rosetti il manufatto più avanzato tra quelli esistenti di questo tipo: «I lavoratori dovranno restare a 200 chilometri dalla riva e per questo ci è stato richiesto il più alto livello di comfort e gradevolezza. Il feedback del cliente è di assoluta soddisfazione – specifica ancora Silvestroni –. E questo ci basta». Ora, dopo le parole spese dal presidente del Consiglio, Draghi, e dal ministro Cingolani, l’auspicio è quello di tornare a lavorare in Italia anche per il core-business del gruppo, cioè l’upstream: «Con la rivitalizzazione di questo campo metanifero e con una grande spinta delle rinnovabili, la Danimarca giunge all’autonomia energetica – conclude Silvestroni –. Ci auguriamo, dopo la pagina nera avviata dal governo gialloverde, che si sia capito che il fatto che altri Paesi ci vendano il loro gas a prezzi convenienti non dipende da noi. Lo abbiamo imparato con una dura lezione».

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