La mappa del buono in Romagna secondo la Guida dell’Espresso

Ci sono novità anche per la Romagna nella nuova Guida “I Ristoranti e i Vini d’Italia 2021” de L’Espresso, presentata lunedì scorso a Torino e ora disponibile nelle edicole e librerie o in versione app per iOS e Android. In quest’anno, così pesantemente segnato per tutte le attività legate all’enogastronomia e al turismo, «il buono non si ferma», scrive Enzo Vizzari nell’introduzione della Guida, e lo stesso vale anche per la Romagna. Guardando alla geografia del mangiar bene, anche questa edizione fotografa regioni italiane e aree più dinamiche e più ricche di “Cappelli” rispetto ad altre. Vale per l’Italia, vale anche per ogni regione singola e anche per la Romagna, dove i territori che emergono, stando ai giudizi della guida, sono la provincia di Forlì-Cesena e il territorio di Rimini.

Il “podio”

Cominciamo dalla parte alta del podio. Intanto la conferma del “cappello d’oro” per lo storico San Domenico di Imola, unico in regione con questo riconoscimento, che contraddistingue i “nuovi classici” individuati dalla guida, in tutto 14, due in più rispetto all’anno scorso (parliamo di nomi come: Caino, Casa Vissani, Colline Ciociare, Da Vittorio, Dal Pescatore, Don Alfonso 1890, Enoteca Pinchiorri, Rome Cavalieri-La Pergola, Lorenzo, Miramonti l’Altro, Romano, San Domenico, e i nuovi La Peca e La Trota dal 1963). Una grande novità sono i 4 cappelli per Gianluca Gorini a San Piero in Bagno (cinque è il massimo e in regione li ha ottenuti solo l’Osteria Francescana di Massimo Bottura, nelle vicine Marche ci sono Madonnina del Pescatore e Uliassi). Per lo chef marchigiano trapiantato nell’Appennino romagnolo la notizia è arrivata proprio alla vigilia della ripartenza dopo molti mesi di chiusura, come racconta lui stesso nelle pagine a fianco, «il miglior auspicio per riaprire» commenta lo stesso chef soddisfatto. Fra i premi speciali si piazza, sia pure a distanza da casa, un altro romagnolo, il giovane vincitore di un Masterchef Italia Valerio Braschi, santarcangiolese trapiantato a Roma dove, con la cucina del suo 1978 ha ottenuto il premio “Frantoio di Sant’Agata di Oneglia come “Giovane dell’anno”, insieme ai suoi primi due cappelli.

Qualità in “cappelli”

Ma non è tutto, di “cappelli” la Romagna ne porta a casa parecchi, a questi si aggiungono anche parecchie segnalazioni. Se restiamo in provincia di Forlì-Cesena e sempre in montagna a Bagno di Romagna, a pochi passi da Gorini c’è il “veterano” Paolo Teverini, un cappello con il suo Hotel Tosco-Romagnolo, e ulteriore conferma che il territorio è felice un cappello anche per “Dal Lago” ad Acquapartita. Volgendo lo sguardo al mare vale la pena di partire da Cesenatico dove la cucina del Magnolia di Alberto Faccani, con i suoi nove tavoli appena, fa il salto e passa da due cappelli a tre. Un cappello è confermato anche per i colleghi “sullo stesso molo” La Buca e il Marè (segnalati anche Da Beppe, Tracina e Osteria del Gran Fritto). A Cesena città menzione per San Demetrio, Cerina e osteria Michiletta; sulle colline a Roncofreddo per Osteria dei Frati e Terre alte a Longiano. Ridiscendendo verso il mare invece, ecco Onda Blu a San Mauro Pascoli. A Forlì città invece un cappello lo conquista Benso, segnalata anche Osteria del Ferro Vecchio, e nell’hinterland La Campanara a Galeata, e la Locanda alla Mano a Forlimpopoli. A Rimini e provincia si confermano portabandiera con due cappelli i fratelli Raschi e il loro “Da Guido”, e guadagnano la segnalazione anche con il nuovo Augusta. Due cappelli anche per il Piastrino di Riccardo Agostini a Pennabilli, un cappello per il Povero Diavolo di Torriana di Giuseppe Gasperoni, e altrettanto per il Righi di San Marino. Mentre tornando fra le mura, un cappello per Abocar di Mariano Guardianelli (forse troppo poco), recensioni per Da Lucio, Agrofficina (entrambe novità), Quarto Piano che purtroppo perde il cappello, menzioni per Dallo Zio Nud e Crud, Io e Simone. A Santarcangelo un posticino lo guadagna in guida Ferramenta, a Cattolica, un cappello lo calza Raffaele Liuzzi per la sua Locanda Liuzzi; recensione anche per Gente di Mare guidato da Fabio Rossi e che entra come novità. A Misano Le Vele e a Riccione: Brasserie e Da Fino (menzione per Gambero Pazzo e Sol Y Mar).

A tenere alto il nome della ristorazione in provincia di Ravenna c’è sempre la colonna Vincenzo Cammerucci e il suo Camì, un cappello; l’altro locale segnalato in città è Il Portolano (menzioni per Corte Cabiria e Osteria del tempo Perso). Nell’hinterland interno Ca’ Murani a Faenza, città che porta a casa anche l’unica pizzeria romagnola inserita fra le migliori d’Italia, ovvero O’ Fiore mio. Al mare di Cervia Al porto, Le ghiaine (novità), Micro (segnalati SaleGrosso e Saretina 152). Nell’Imolese oltre al “trono” della classicità per il San Domenico, gli unici locali segnalati sono Osteria Callegherie in città e Osteria di Medicina a Medicina (entrambe novità).

Realtà in movimento

La guida esce per la prima volta in un inizio di stagione estiva, andando controcorrente rispetto alle date classiche di ottobre, «proprio per dare respiro a una ristorazione in ripresa adesso», spiega il collaboratore storico Marco Colognese che la realtà emiliano romagnola la conosce palmo a palmo. «Non è una guida fotocopia dell’anno passato, ci sono diverse novità e salti in avanti. Ad esempio Gorini, un faro di innovazione e modernità che lavora in un paesino sperduto ed è riuscito a dare una svolta, ma anche Faccani che passa col Magnolia da 2 a 3 cappelli». «C’è molta vita, il momento nonostante tutto è dinamico e la guida fotografa questa voglia di muoversi notevole. I ristoratori erano depressi ma ora guardano avanti –continua Colognese –. Fra questi molti giovani, come ad esempio Tracina a Cesenatico. In Romagna ci sono molti giovani che non si arrendono e sanno dare varie espressioni di cucina, dall’avanguardia alla tradizione alta alle forme prossime al classico».

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