È il 26 marzo del 1882, quando la “pirocorvetta” Vettor Pisani lascia le acque tranquille della laguna di Venezia per iniziare una navigazione ai confini del mondo, della quale ci è rimasta testimonianza, oltre che nel giornale di bordo, anche in un diario e album fotografico privato conservato nell’archivio di Palazzo Tozzoni di Imola. La Vettor Pisani era stata la prima nave della Regia Marina ad essere costruita nell’Arsenale di Venezia, nel 1869, subito dopo la fine del dominio austriaco; era lunga 66 metri, di 1600 tonnellate di dislocamento, e insieme alle vele dei suoi tre alberi poteva contare su un elica spinta da un motore a vapore di 300 cavalli, che poteva portarla sino a 9 nodi di velocità.
“Poltronissimo bastimento”; “cammina poco a vela e poco a motore”: così dicevano le voci di banchina, ma quello che interessava in una nave del genere era la solidità e l’affidabilità che invece non mancavano. Al comando c’era il Capitano di Fregata Giuseppe Palumbo, che aveva iniziato la sua carriera nella Marina Borbonica; e all’estremo opposto della gerarchia degli ufficiali a bordo c’era anche un giovanissimo Guardiamarina (il grado iniziale della carriera): il conte Francesco Giuseppe Tozzoni (Firenze 1859 – Imola 1928), autore del diario e dell’album che abbiamo sopra accennato.

La pirocorvetta Vettor Pisani (Fonte Museo di Palazzo Tozzoni – Comune di Imola)


Inizio di carriera
Il conte Tozzoni, appartenente alla nota famiglia nobile imolese, in quanto primogenito era stato avviato alla carriera militare nella neonata marina nazionale, appena costituita dalla fusione di quella Sarda e Borbonica. Il viaggio con la Vettor Pisani è per Tozzoni all’inizio di una lunga carriera che lo porterà come addetto militare a Costantinopoli e poi nel 1896 alla Real Casa Savoia come maestro di cerimonie, un incarico che conserverà sino alla fine, con la parentesi della Prima Guerra Mondiale dove tornerà a combattere in Marina. Non avendo avuto figli dal suo matrimonio, lascia il palazzo familiare di Imola in eredità alla nipote, che negli anni ’70 lo donerà al Comune di Imola che ne ha realizzato un interessante e originale museo.
Lo scopo del viaggio della Vettor Pisani era quello – comune alle marine nazionali dell’epoca – di “mostrar bandiera” nei mari del globo per far conoscere la capacità navale del giovane Regno d’Italia, curare gli interessi dei connazionali all’estero, già molto numerosi soprattutto in Sudamerica, sbrigare incarichi diplomatici, e in aggiunta compiere rilievi cartografici ed osservazioni scientifiche.

Incontro della Vettor Pisani con una canoa di indigeni della Terra del Fuoco (Fonte Museo di Palazzo Tozzoni – Comune di Imola)


La traversata atlantica
Dopo una rapida navigazione che la porta fuori dall’Adriatico e dal Mediterraneo, la nave compie la traversata atlantica e fa scalo nei porti principali della costa sudamericana orientale, rispettando i complicatissimi cerimoniali che comprendono salve di cannone, saluti con bandiere, reciproche ospitalità e inviti a bordo e a terra: tutto ciò accuratamente descritto da Tozzoni, sin da allora attento agli aspetti che saranno poi oggetto della sua vita professionale. Le annotazioni più attente e dirette del diario, tuttavia, il ventitreenne ufficiale le riserva al panorama femminile. A Gibilterra annota: “la donna è bella; sia indigena che figlia della vecchia Albione desta sempre un sentimento di ammirazione anche nei più ascetici. Anche l’incrociata (uso il termine proprio dei cavalli parlando del genere in generale) merita di essere menzionata, perché conserva gli occhi andalusi e aggiunge a sé stessa il sentimentalismo britanno”; e a Rio de Janeiro: “le donne in generale sono belline e piacevoli, educate a Parigi”.
Non si tratta peraltro solo di apprezzamenti esteriori, ma di annotazioni che riguardano soprattutto il modo di vivere e le relazioni sociali delle quali Tozzoni è acuto osservatore, dall’abbigliamento e ornamenti delle giovani della nobiltà e dell’alta borghesia sudamericana, ai rituali delle serate teatrali e del corteggiamento cittadino, sino all’aspetto delle ragazze indigene ritratte peraltro anche nelle fotografie dell’album che accompagna il diario.
Lo Stretto di Magellano
La prima occasione di incontro con un mondo decisamente meno civilizzato avviene con l’attraversamento dello Stretto di Magellano, dove vi sono ancora nativi che vivono sulle canoe. Usciti nel Pacifico, la Vettor Pisani si inoltra ad esplorare il dedalo di isolette della costa cilena, dove le navi che vi erano entrate sino allora si contavano sulle dita di una mano: tra queste la Beagle del Capitano Fitzroy con a bordo Charles Darwin. La Vettor Pisani deve rilevare la cartografia della zona, e la prima necessità è quella di dare un nome a quelle baie e isolotti, che prendono così il nome dagli ufficiali presenti a bordo: è per questo che ancora oggi, sulle carte nautiche del Cile, si può trovare una piccola isoletta che porta il nome di “isla Tozzoni”. La Vettor Pisani prosegue poi il suo viaggio nei porti del Perù, compie altri rilievi e nomina punti cospicui alle Galápagos; intraprende in seguito la traversata del Pacifico toccando le Hawai sino alla Cina, poi attraversare l’Oceano Indiano, il mar Rosso, Suez, e arrivare a Napoli finalmente il 30 aprile 1885.
Quello della Vettor Pisani è un viaggio che al tempo una nave attrezzata poteva fare già con una certa sicurezza, ma nondimeno è di grande interesse perché si svolge quasi alla fine di un secolo nel quale la navigazione viene radicalmente trasformata da innovazioni tecnologiche delle quali la nave e il viaggio offrono diretta testimonianza. In primo luogo, la propulsione a motore: la Vettor Pisani ha un motore a vapore, che può essere alimentato sia a carbone che – e accade più volte nel viaggio – con legna raccolta sul posto; ma soprattutto ha un elica, l’altra grande innovazione che completa quella del vapore. E poi, come si vede dalle continue osservazioni compiute anche dalla nave, si può contare su carte nautiche, portolani, fari e segnalamenti. Esiste infine, e viene mantenuta attiva anche grazie a questi viaggi, una rete di porti e avamposti, di rappresentanze diplomatiche e commerciali, che hanno per quanto possibile “civilizzato” le rotte marittime nei più sperduti angoli del globo: a fine Ottocento, in questi luoghi gli indigeni sono ormai ridotti ai margini, come mostra l’episodio dell’incontro della Vettor Pisani con dei fuegini che si vestono e si nutrono con quel che rimediano dalle navi di passaggio, e chiedono con insistenza fumo e alcool.
Una storia, dunque, quella del viaggio della Vettor Pisani e del suo giovane ufficiale Francesco Tozzoni, che lega ancora una volta la Romagna e i suoi archivi e musei ad un orizzonte e ad un tempo decisamente più vasto.

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VIAGGIO

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