La guerra dimenticata in fretta

C’è una fotografia che circola sui siti ed è stata pubblicata sui giornali che ci richiama alle nostre responsabilità. La crisi di governo ha allontanato la guerra in Ucraina dai nostri pensieri. Quell’immagine è un pugno nello stomaco: è stata scattata a Kharkiv, si vede un uomo pelato, inginocchiato, che tiene la mano al figlio tredicenne ucciso da un missile russo. Il cadavere è coperto da un telo di plastica rosso.
Una soldatessa con giubbotto anti-proiettile ed elmetto stringe a sua volta l’altra mano al padre disperato, che non distoglie lo sguardo dalla sua creatura.
Un’altra vita spezzata in un conflitto passato in secondo piano, un po’ per assuefazione, un po’ per la politica che con il suo teatrino si è ripresa la scena.
Sono tante le guerre dimenticate che ogni tanto tornano a galla grazie a uno scatto.
Goutha, 2018. I raid aerei di Siria e Russia hanno ucciso centinaia di civili innocenti. Le scene di palazzi rasi al suolo si sprecano, ma una di queste non può lasciare indifferenti: si vede un padre che stringe in braccio una bambina avvolta in un lenzuolo bianco. Lei ha gli occhi sbarrati, lui corre e sfiora le sue guance con le labbra. Un ultimo bacio che ha il colore della morte.
Sarajevo, 1993. Irma, 5 anni, cammina in una strada del centro con la madre. Mano nella mano, impaurite. Scoppia una bomba. La piccola è gravissima e resta sola. Grazie a una gara di solidarietà viene ricoverata in un ospedale a Londra. La fotografia del suo faccino intubato fa in breve tempo il giro del mondo che all’improvviso si desta, ricordandosi che c’è una guerra fratricida in Europa. La bimba muore dopo una lunga agonia e un quotidiano di provincia le dedica un titolo in prima pagina: «E ora dormi, piccola Irma». Qui abbiamo altro a cui pensare.

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