La gotta: fattori di rischio, diagnosi e zone colpite

Conosciuta sin dall’antichità, in passato è stato denominata “La malattia dei Re” poiché associata a un’alimentazione ricca e al forte consumo di bevande alcoliche: si tratta della gotta, una patologia causata da un eccesso di acido urico nel sangue: «L’acido urico, una sostanza normalmente presente nell’organismo che deriva da alcune sostanze dette “purine” e che viene eliminato con le urine, può accumularsi sotto forma di piccoli cristalli sia a livello articolare che in diversi organi in particolare nel rene – spiega il dottor Pierluigi Cataleta, Specialista in Reumatologia e Dirigente Medico di Reumatologia, Responsabile di UOS dell’ Ospedale S. Maria delle Croci di Ravenna – ed è il prerequisito fondamentale perché possa insorgere la gotta».

Il rischio che si sviluppi la malattia è direttamente correlato con l’entità e la durata dell’iperuricemia: «La gotta è più frequente nel sesso maschile tra i 30 e i 50 anni di età – continua lo specialista -; le donne sono maggiormente tutelate dagli estrogeni che hanno capacità di favorire l’eliminazione dell’acido urico con le urine, per cui è più frequente nell’età postmenopausale.

Esistono fattori di rischio alla base dell’aumento dell’acido urico: «Tra questi, alcune malattie genetiche, l’insufficienza renale, malattie della pelle (psoriasi) o fattori esterni quali la dieta ricca di sostanze che liberano l’acido urico, il sovrappeso, lo scarso esercizio fisico, il digiuno prolungato, lo stress e l’uso di alcuni farmaci (diuretici, cardioaspirina, ciclosporina, chemioterapia)».

Se l’acido urico rimane per lungo tempo in eccesso nel sangue può depositarsi in alcuni organi, in particolare nelle articolazioni, e potrebbe manifestarsi la gotta: «L’artrite gottosa provoca dolore lancinante, gonfiore, rossore, calore e limitazione funzionale dell’articolazione stessa. Generalmente interessa un’unica articolazione per volta con una durata di 3-5 giorni, ma se non curata gli episodi possono presentarsi a frequenza sempre più elevata fino alla cronicizzazione. Durante gli attacchi di gotta si può avere comparsa di febbre».

Alcune articolazioni sono più colpite di altre: «In particolar modo, l’alluce, la caviglia, il ginocchio e il polso. Se non curata, l’acido urico può espandersi anche ad altre zone del corpo e localizzarsi a livello del padiglione auricolare, dei gomiti, del tallone con delle dimensioni variabili da una testa di spillo a quella di un’arancia con una consistenza per lo più dura che può complicarsi nell’ulcerazione e fuoriuscita di materiale biancastro. Inoltre, l’eccesso di acido urico nel sangue può determinare la formazione di calcoli renali e a lungo andare, un danno d’organo irreversibile fino all’insufficienza renale».

Per quanto riguarda la diagnosi di gotta: «Viene fatta solo attraverso il riscontro di cristalli di urato che si ritrovano nel liquido sinoviale delle articolazioni infiammate sottoposte ad artrocentesi (metodica di aspirazione del liquido articolare) e studiate al microscopio ottico a luce polarizzata. Il dosaggio dell’acido urico del sangue può essere normale nelle fasi di riacutizzazione del quadro clinico. Gli indici di infiammazione aumentano durante gli attacchi acuti. In caso di impegno renale possono essere riscontrate alterazione della funzionalità renale (creatinina, proteine nelle urine). Le radiografie standard delle articolazioni interessate possono presentare segni tipici di malattia soprattutto nelle forme croniche».

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