La notizia era attesa da tempo, con qualche timore a dire la verità, ma da ieri è ufficiale: dal prossimo 1° gennaio chiude l’Ibc e le funzioni regionali passeranno dall’Istituto beni artistici, culturali e naturali dell’Emilia-Romagna direttamente alla Regione.

La legge regionale, presentata dalla giunta, è stata approvata all’unanimità dall’Assemblea legislativa.

«Era indispensabile un assetto più funzionale dal punto di vista istituzionale e organizzativo, basato sull’esercizio diretto delle funzioni da parte della Regione – ha spiegato l’assessore alla Cultura Mauro Felicori nel suo intervento in Aula –. L’Ente ha visto nel tempo accrescere le proprie funzioni, che hanno giustificato originariamente l’autonomia dell’Istituto, ma negli anni esse hanno inevitabilmente modificato il loro peso e rilievo. Inoltre, le funzioni provinciali in materia di beni e attività culturali sono state riportate in capo alla Regione».

Per Felicori si tratta di «un cambiamento innovativo che parte dal grande lavoro svolto in questi anni dall’Ibac. Ringrazio il presidente Roberto Balzani che ha accompagnato questo percorso con anche tanti buoni consigli, il Comitato di indirizzo e tutti i dipendenti».

La storia dell’Ibacn

L’Ibacn, allora Ibc, fu un progetto pilota costituito dalla Regione nel 1974 grazie all’opera di Andrea Emiliani (Predappio, 1931 – Bologna, 2019): un ente pubblico regionale autonomo col principale obiettivo di provvedere al censimento dei beni artistici culturali e naturali.

Nel 1983 fu istituita, in seno all’Ente, la Soprintendenza per i beni librari e documentari. Nel 1995, all’Ibacn furono attribuite le competenze su musei e biblioteche di Enti locali.

I contenuti della riforma

Con la legge, la Regione riprende la Convenzione di Faro, recentemente ratificata dal Parlamento italiano, e assume le funzioni già assegnate all’Ibacn nel settore del patrimonio culturale materiale e immateriale. Si tratta dell’insieme dei beni artistici, culturali, architettonici, naturali e paesaggistici e, più in generale, delle risorse ereditate dal passato.

In particolare, realizzerà attività conoscitiva e di ricerca, per la valorizzazione, la conservazione e la promozione del patrimonio culturale, gestendo inoltre l’inventario regionale. Promuoverà interventi di conservazione, restauro, manutenzione e valorizzazione; metterà a disposizione del pubblico, anche attraverso una biblioteca specializzata e una fototeca, la documentazione scritta, iconografica, cartografica, audiovisiva e multimediale; realizzerà iniziative espositive e progetti con particolare riguardo all’educazione e alla sensibilizzazione della cittadinanza.

La Regione potrà tra l’altro definire la costruzione, ristrutturazione e restauro di edifici adibiti a sedi di istituti culturali; la costituzione e lo scambio di banche dati e sistemi informativi per biblioteche e archivi; interventi per incremento, catalogazione, digitalizzazione e restauro del patrimonio culturale; la promozione del libro e della lettura; il restauro di sedi bibliotecarie, museali o archivistiche.

Un comitato scientifico per il patrimonio culturale, istituito dalla Giunta e composto dalle migliori competenze del territorio, avrà il compito di qualificare le politiche regionali sulla relativa materia.

Anche l’attuazione della Legge regionale per la salvaguardia e valorizzazione dei dialetti dell’Emilia-Romagna torna in capo alla Giunta regionale, che potrà quindi assegnare incarichi per studi e ricerche, stipulare accordi o convenzioni con università, centri di documentazione e ricerca, concedere contributi per progetti, istituire e assegnare premi, in continuità con quanto già realizzato dall’Ibacn.

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