La gioia ci aiuta a vivere, ma spesso ci dimentichiamo di provarla

Una notizia inaspettata, una piacevole sorpresa, ma anche il soddisfacimento di un semplice bisogno: è da questi piccoli eventi quotidiani che scaturisce la gioia, una delle emozioni di base esperite dall’essere umano, e anche una delle più brevi e intense. «La gioia è un’emozione primaria insieme a tristezza, rabbia, paura, disgusto e sorpresa – spiega Giselle Cavallari, psicologa e psicoterapeuta attiva sul ravennate – e spesso viene confusa con la felicità, che è però una condizione di stato, mentre la gioia è una sensazione effimera che svanisce facilmente».

La gioia si esprime con varie sfumature. «Può andare dall’eccitazione all’euforia e raggiungere anche livelli maniacali in casi estremi, sfociando nel patologico – continua la psicoterapeuta -. Si attiva mediante una stimolazione del sistema nervoso centrale derivante dalla percezione del soddisfacimento di un bisogno o dal raggiungimento di un obiettivo».

Essendo un’emozione primaria è presente sin dalla nascita. «Spesso i bambini esprimono gioia attraverso l’espressione del volto soddisfatta dopo aver bevuto il latte, oppure in seguito all’essere stati accolti tra le braccia della mamma. Crescendo, questa emozione si presenta in seguito alla realizzazione di qualcosa di pratico, ma rimane comunque uno stretto legame con il senso di benessere percepito a livello fisico».

La gioia infatti, come tutte le altre emozioni, si manifesta anche a livello corporeo. «Un momento di gioia lo si legge nel volto di chi la prova; gli occhi si illuminano, il viso si distende e la bocca tende al sorriso. Anche i parametri vitali cambiano: la frequenza cardiaca e il tono muscolare aumentano e il respiro si fa irregolare».

Insorgono dei cambiamenti a livello cerebrale. «Numerosi studi dimostrano che in risposta a stimoli piacevoli si attivano alcune aree specifiche del cervello, come l’amigdala e l’ippocampo, due delle strutture più antiche del nostro sistema nervoso centrale».

Impalpabile ed effimera, la gioia è un’emozione che si potrebbe affacciare con minore frequenza nella quotidianità di una persona. «Altre ricerche hanno evidenziato che alcuni tipi di personalità sono meno predisposti di altri a provare questa emozione. Ci sono dei soggetti che non la riconoscono nemmeno e non la simbolizzano, cioè non la percepiscono. Molte persone hanno un’espressione del volto tendente al triste o al neutro persino quando affermano di essere contenti, gioiosi o felici».

LA PALESTRA
DELLE EMOZIONI

La gioia è un’emozione che si impara: «Come tutte le altre emozioni, anche la gioia si apprende da piccoli. Noi rispondiamo agli eventi che ci accadono secondo un imprinting cognitivo che sviluppiamo nel tempo a contatto con le nostre figure di riferimento, sia mediante il loro modo di rapportarsi a noi, sia attraverso l’imitazione. Tendenzialmente, le emozioni che definiamo “negative” come la rabbia o la paura sono più frequenti, perché sono legate al tema della sopravvivenza: la paura ci permette di accorgerci di un pericolo, mentre la rabbia di difenderci e di reagire. Di fatto, gli eventi collegati a queste emozioni primarie si imprimono nelle reti neurali ed è più facile ritrovarle. La gioia, invece, non ci salva da nessuna catastrofe, ma rappresenta un motore per vivere al meglio. È, infatti, strettamente correlata con la speranza, con la quale differisce per la durata (si spera molto più a lungo) e per la comparsa (si spera prima che avvenga qualcosa) ed è parente di primo grado dell’entusiasmo, che a sua volta è il propulsore della motivazione, che ci spinge a raggiungere un obiettivo e quindi a riprovare gioia».

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