La Franca Valeri di Patrizia Zappa Mulas

Con l’arricchimento offerto da un racconto inedito (l’ultimo scritto dalla grande attrice milanese Franca Valeri, scomparsa il 9 agosto 2020), Patrizia Zappa Mulas, attrice e amica dell’indimenticabile regina dello spettacolo italiano, ha disegnato un arco completo dell’avventura di un’artista e di una donna, sul palco e dietro le quinte, in “Franca. Un incompresa di successo” (Sem editore).

Il volume sarà presentato dal’autrice per la 29ª edizione degli incontri “Libra”, promossi dall’Associazione Giulio Turci, iquesto pomeriggio dalle 16.30 alla Celletta Zampeschi (via della Cella, 9).

«Nel creare i suoi personaggi – scriveva Lella Costa nella prefazione a “Tutte le commedie. Franca Valeri” (2020) – si rivela una virtuosa di un’espressività linguistica e di una ricerca stilistica che la annovera di diritto tra i migliori autori del Novecento. Nel suo teatro iniziato negli anni Cinquanta, è stata l’unica voce femminile in quell’affresco del Paese che cambiava l’Italia, diventava urbana, industriale, borghese, imbottita di cinema americano e di neologismi».

Zappa Mulas, perchè ha scritto per Franca Valeri questo che ha definito «non un libro ma una serie di ritratti»?

«Ho sentito la necessità di scrivere, non una biografia, un saggio, ma un libro con un passo narrativo. Nel 2003 mi fu proposto di scrivere sul teatro inedito di Franca Valeri, ma a parte le recensioni, nessuno aveva avuto la briga di affrontare il fenomeno “Valeri” sul piano di una riflessione storico-critica. Ho deciso perciò di parlare di lei come inserendola nella storia della letteratura italiana del Novecento. “Ne sarei felice”, mi disse. Nacque così “Tragedie da ridere: dalla signorina snob alla vedova Socrate”, poi ripubblicato come postfazione del volume dedicato alle sue commedie. Allora tutti si accorsero che fosse una grande scrittrice e quanto questo fosse una parte del suo essere. Ora ho deciso di raccontarla, anche nella vita dei suoi ultimi anni, assai dolorosi, con grande coinvolgimento emotivo, narrando episodi che nessuno conosce, come il suo incontro con Chaplin, i ricordi degli anni di guerra, la storia con la compagnia dei Gobbi, la sua famiglia, e poi l’amore per il teatro musicale, con le sue tante regie liriche. È stata quasi come la costruzione di un autoritratto».

Com’era Franca Valeri dietro le quinte?

«La sua personalità di comica mise in ombra il suo straordinario lavoro drammaturgico. Non ha ricevuto nessun premio letterario. Dietro le quinte era un’intellettuale vivacissima, una donna colta che si era formata sui testi dei moralisti francesi. Ho affrontato con lei anche il tema dei suoi personaggi: la signorina snob, la signora Cecioni, la Cesira, di come lei le elaborava come fossero maschere della tradizione de teatro italiano. Grazie a lei per prima volta una donna ha puntato lo sguardo e ha raccontato con feroce ironia i vaneggiamenti di tante donne scompensate da una modernità improvvisa, rivoluzionando la comicità femminile. Donne che vivono in modo irresistibilmente divertente le loro moderne tragedie».

Perchè appare così appropriata a Franca Valeri la definizione di “incompresa di successo”?

«Ebbe un enorme successo a Parigi con i “Gobbi” e solo allora fu riconosciuta finalmente come autrice, venendo definita addirittura “l’antenata di Molière”. C’è un rapporto profondo tra commedia e tragedia, diceva. “Dietro la maschera del personaggio comico c’è una catarsi tragica, in cui ci rispecchiamo anche come spettatori».

In che modo la sua lunga attività di autrice per il teatro, con la sua straordinaria capacità di osservare la realtà, fu guidata dalla convinzione di una funzione sociale del teatro, perché per lei «la commedia è sempre una diagnosi e un assalto al futuro».

«Tutta la vera arte apre porte che spingono nella direzione dove sta andando la società. Il compito del teatro fin da Aristofane è sferzare i vizi, i costumi, per rendere gli spettatori più consapevoli di sè. Purtroppo in Italia, e le dispiaceva, si prendeva sempre in considerazione solo la parodia, la sghignazzata fine a se stessa. Lei fu la prima a introdurre nel discorso teatrale temi come la comunità gay, la donna che lavora, la donna single, la famiglia. Detestava la volgarità televisiva, la caduta del buon gusto, fino a guardare perplessa anche il modo di vestire, specie dei giovani. Nel suo teatro dal Cinquanta al Duemila si scopre come quell’Italia proterva e impreparata che ci sta alle spalle minacciava decisamente di diventare l’Italia che ci sta davanti».

Info: 0541 622160

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