La fototerapia, un sistema per aprire il mondo interiore

Parole, immagini, odori: sono tanti i canali per accedere al passato, per mettere ordine in quei ricordi che spesso creano confusione o che si portano dietro vissuti di sofferenza e disagio che vanno assimilati ed elaborati. Sono tante le tecniche in psicoterapia, derivanti da centinaia di scuole diverse, per lavorare su di sé al fine di raggiungere il più alto stato di benessere. Molto spesso gli psicologi e gli psicoterapeuti sfruttano strumenti provenienti da altri ambiti, come la fototerapia, per aprire ai pazienti il loro mondo interiore. Tra le esperte del territorio faentino ad occuparsi di fototerapia, troviamo la psicologa e psicoterapeuta Laura Letizia.

Dottoressa, che cos’è la fototerapia e come si utilizza in una seduta di psicoterapia?

«La fototerapia è una tecnica che nel contesto specifico della psicoterapia può aprire canali inaccessibili alle parole. L’uso delle immagini permette, infatti, un accesso agevolato e diretto al mondo delle emozioni, in quanto molto spesso un’immagine vale veramente più di mille parole. La fototerapia è una tecnica che è prima di tutto un mezzo di comunicazione e permette di arrivare in profondità fino a farci riconnettere con parti inconsce del proprio Io».

Con chi funziona la fototerapia?

«In generale, la si può proporre a tutti, particolarmente utile per coloro che sono bloccati con le parole, che non riescono a esprimere ciò che hanno dentro, che hanno difficoltà ad andare oltre. Per esempio funziona benissimo nella terapia di coppia, perché permette di accedere ad aree e di esprimere concetti che altrimenti rimarrebbero inesplorati. Un esercizio che propongo spesso è quello del collage, in cui entrambi, insieme o separatamente, in studio o a casa, dipende dalle situazioni, si dedicano a comporre un collage attingendo da una serie di foto, pagine di giornale e da altre immagini per raccontare il proprio modo di vivere la coppia, la sessualità o la vita in famiglia. Dal tipo di immagini scelte, si comprende molto del mondo intimo della persona e della coppia. Naturalmente, la psicoterapia permette poi di rielaborare questi materiali emersi attraverso le immagini».

La fototerapia è uno strumento utile anche per affrontare tematiche traumatiche o disagio?

«Assolutamente sì. In alcuni casi si chiede di portare l’album di famiglia, oppure fotografie particolarmente significative di un determinato periodo se ci sono, per esempio, su cui lavorare. Con gli adolescenti si può intraprendere un percorso mirato all’accettazione del proprio corpo e dell’immagine di sé stessi. La fototerapia può essere utilizzata in ogni ambito, anche nel disagio psichico. Anni fa, l’ho utilizzata in gruppo con pazienti psichiatrici. Ognuno di loro doveva portare due fotografie: una che esprimesse un difetto e l’altra una loro qualità. Questa sperimentazione ha permesso la creazione di un clima di rispetto e di accettazione, in cui ognuno si è sentito libero di parlare e di condividere il proprio sentire».

Con le immagini si vive il passato pur rimanendo nel presente?

«Le fotografie fermano il momento e ci permettono di ritornare lì, ma con occhi nuovi e con un punto di vista esterno. Le immagini sono un oggetto di relazione. Ognuno di noi possiede delle foto importanti, non a caso, se pensassimo a un incendio in casa, tra le prime cose che quasi tutti salveremmo, ci sarebbero proprio gli album di famiglia. Le foto hanno il potere di creare una connessione improvvisa con il passato ed è così che molte persone cominciano a narrare la propria storia, perché le immagini giungono lì dove le parole non riescono ad arrivare. Spesso, osservandole, i ricordi prendono nuove forme, ed allora quell’espressione burbera di un soggetto comincia ad apparire più dolce, oppure dietro al volto sorridente della propria madre si intravede una certa tristezza. Attraverso questo lavoro si mettono insieme delle parti che erano rimaste celate e cresce la consapevolezza di sé e della propria storia».

Ma la fototerapia è anche uno strumento per guardare al futuro, giusto?

«Attraverso le immagini, come nel lavoro del collage, si può intravedere qual è l’idea di cambiamento che una persona vuole mettere in atto in un ambito della propria vita, oppure possono rappresentare una modalità per ridimensionare e ripensare i propri obiettivi. Le immagini sono degli input che permettono ai pazienti di spaziare nella propria vita e nel proprio tempo, rinarrando parti della propria storia attraverso l’aiuto del terapeuta che facilita il rispecchiamento e la costruzione di una nuova immagine di sé».

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