La Finanza sequestra a Rimini 828 stufe pericolose

In prossimità delle festività natalizie i finanzieri di Rimini hanno intensificato i controlli a tutela dei consumatori per prevenire la vendita di prodotti pericolosi o non conformi alle normative sul commercio.

L’attenzione è stata incentrata su alcune stufe al quarzo di origine cinese ritenute pericolose per un alto rischio di shock elettrico. Delle oltre 12.000 prodotte e vendute da una società con sede in Provincia di Rimini, 828 sono già state sequestrate dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, mentre le altre, distribuite in oltre 150 città, sono oggetto di rintraccio a cura dei Reparti del Corpo competenti per ogni sede. 

L’attività è scaturita da una segnalazione/notifica inserita dall’Autorità di Vigilanza del mercato Ungherese (oltre 400 stufe erano state vendute in altri paesi europei e quasi 200 in paesi extra Unione Europea) nella piattaforma telematica comunitaria denominata “GRAS-RAPEX”. In particolare il sistema di allerta comunitario, in uso a tutte le Autorità nazionali degli Stati membri, è attivabile in conseguenza dell’avvenuta commercializzazione di un prodotto pericoloso con rischio per il consumatore finale nel mercato europeo. 

In particolare lo Stato membro, una volta accertata (mediante prove di laboratorio) la pericolosità di un prodotto (giocattoli, prodotti elettrici, dispositivi di protezione individuale, utensili, etc.) e il  “rischio grave” per la salute e la sicurezza dei consumatori, procede, mediante l’inserimento di una “notifica” sulla richiamata piattaforma, a segnalare alla Commissione UE il rinvenimento del prodotto pericoloso e ad allertare gli altri paesi membri ove risulta essere stato commercializzato; inoltre pone in essere le previste misure di tutela del consumatore, ossia l’emissione di un provvedimento di ritiro, richiamo (se già venduto) e/o divieto di commercializzazione sul mercato nazionale. 

Alcune delle stufe, a seguito di test di laboratorio, erano risultate pericolose e con rischio “rischio alto” per il consumatore finale in caso di utilizzo (del tipo “ustioni – shock elettrico”). Gli ulteriori approfondimenti investigativi hanno consentito di ricostruire l’intera filiera commerciale, ossia, la distribuzione/vendita di ulteriori 11.000 pezzi a diversi negozi, dislocati in tutta la penisola, in circa 150 città, per i quali, atteso la pericolosità, “si è proceduto ad attivare i reparti del Corpo territorialmente competenti per il completamento del sequestro del prodotto”.

Alla società riminese nella catena commerciale, in qualità di “fabbricante” italiano del prodotto, è stata contestata la sanzione amministrativa dell’importo minimo da euro 10.000 e massimo di euro 60.000, la cui quantificazione finale sarà ricalcolata per competenza dalla locale Camera di Commercio.

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