La Fiera di Bologna resta fredda sulla ipotesi di fusione con Rimini

Un dibattito solo locale sulle aggregazioni tra i quartieri fieristici rischia di non portare a niente, affossato dai localismi. “Le fiere sono un asset che serve ai settori industriali del Paese. Occorrerebbe una politica nazionale sulle fiere che orientasse le scelte ‘meno nobili’ dei territori”, sostiene il presidente della Fiera di Bologna, Gianpiero Calzolari, facendo il punto con la ‘Dire’ sul progetto di fusione tra la società di via Michelino e Ieg, in una fase di stallo dopo lo stop dei soci privati bolognesi a una proposta di definizione degli assetti della governance giudicata squilibrata a favore di Rimini.

“Se lasciamo ai territori la responsabilità di qualcosa che può vissuto come una deprivazione di una centralità”, i progetti rischiano di naufragare, lascia intendere Calzolari. “Mi aspetterei una politica che faccia fare un salto di qualità, non può essere solo un tema di una città, di una regione o di due regioni”, ammonisce. Per il resto, via Michelino è concentrata al momento sul piano industriale e sull’aumento di capitale. “Questa è la nostra priorità, questo consiglio di ammnistrazione si concentra su come Bologna riparte dopo il Covid”, taglia corto Calzolari. Rispetto allo scorso anno, quando la fusione con Rimini sembrava l’unica possibilità di salvezza di fronte ai bilanci falcidiati dalla pandemia, sembra passata un’era geologica. “L’anno scorso sul piatto c’erano la disponibilità della Cassa depositi e prestiti, che non si è concretizzata e un piano della Regione, che crede in questo progetto e non è venuto meno da punto di vista della disponibilità. E poi c’era l’incertezza assoluta sulle condizioni economiche delle due società. Oggi Cassa depositi e prestiti non è più sul piatto, se non per attività di supporto, la dimensione dell’impatto economico l’abbiamo vista e conosciamo i sostegni che possono arrivare”, sottolinea Il presidente di Bologna Fiere. “Io sono convinto che in prospettiva le aziende di questo Paese dovranno cercare percorsi di integrazione, perché la dimensione del business internazionale non è quella del business nazionale. È chiaro che un’aggregazione si fa anche con soluzioni intermedie di messa a valore di singole peculiarità. Se si creano le condizioni per ragionare con chiunque altro, non solo italiani, noi siamo aperti”, assicura Calzolari. (Dire)

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