Rimini, la direttrice dell’Infermi: “Pronto soccorso, mancano undici medici”

Sarà un’estate infernale per i medici del Pronto soccorso dell’Infermi. Non solo per le temperature che si preannunciano torride, ma, soprattutto, per la mancanza di personale con la quale saranno costretti a convivere. La Cgil, ieri, ha suonato l’allarme. I vertici dell’ospedale confermano. «Si tratta di una carenza di 11 medici al pronto soccorso, che corrisponderebbe a 2 postazioni in meno in Pronto soccorso – spiega Francesca Raggi, direttore medico del Presidio ospedaliero Infermi di Rimini -. Ad oggi, però, abbiamo chiuso solo una postazione, poiché per l’altra stiamo sopperendo con il coinvolgimento di liberi professionisti e medici di continuità assistenziale».

Direttrice, come coprirete questa carenza di personale medico?

«Oltre al coinvolgimento dei colleghi di libera professione e continuità assistenziale, stiamo anche reclutando medici dai reparti internistici e specialistici dell’ospedale e andiamo avanti con turni aggiuntivi e contingentamento delle ferie».

Ad ottobre 2021 la direzione dell’Infermi lanciò l’appello “Salviamo il pronto soccorso”, è cambiato qualcosa?

«L’Azienda ha espletato due concorsi, con arruolamento di nuovi medici, ma contemporaneamente ne sono usciti in numero maggiore dal Pronto soccorso, per trasferimento o pensionamento».

È proprio così difficile reperire nuovo personale medico?

«Sì è molto difficile perché il lavoro del Pronto soccorso è faticoso e logorante, sia fisicamente che psicologicamente».

I fondi del Pnrr sono previsti per coprire nuove assunzioni?

«Il Piano nazionale di ripresa e resilienza punta al territorio e all’innovazione tecnologica. Certamente saranno investimenti culturali e di capitali che avranno una ricaduta positiva anche sul Pronto soccorso, ma dovremo attendere qualche anno».

Raggi, come considera eventuali assunzioni in ruolo di medici specializzandi?

«Favorevolmente. Nel nostro ospedale frequentano medici che hanno già avuto esperienza di Pronto soccorso e si sono fidelizzati».

In alcuni Pronto soccorso di strutture sanitarie pubbliche viene utilizzato personale medico proveniente da cooperative, lo farete anche voi?

«Non è questo l’orientamento della nostra azienda».

In molte località è in corso una sorta di esodo di medici verso il settore privato. È così anche a Rimini?

«No. Rimini è una sede di lavoro preferita da molti colleghi, rispetto ad altri ospedali».

Perché c’è questo fenomeno?

«Per la fuga verso il privato, le motivazioni spesso evidenziate sono i turni meno massacranti e un ambiente di lavoro più tranquillo».

Quali sono i tempi di attesa medi al Pronto soccorso di Rimini?

«Dipende dai codici di priorità assegnati in fase di triage. Sicuramente non riusciamo a garantire la tempistica prevista, per il grande afflusso di pazienti e la scarsità di operatori. Stiamo, comunque, cercando di assicurare tempi consoni ai pazienti che richiedono ricovero, grazie alla collaborazione con il gruppo delle bed manager dell’ospedale».

Direttrice, il prossimo 13 giugno la Cgil protesterà in Regione contro questa mancanza di risorse: è solo una questione regionale oppure è anche colpa di una politica nazionale ancora poco concentrata sulle criticità legate alla sanità?

«La seconda: devono essere previste risorse per l’emergenza da almeno 10 anni».

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