La direttiva europea che darà ai rider i giusti diritti

Rider senza diritti e vittime di algoritmi senza alcuna trasparenza? Il sipario sta per calare e i lavoratori della “gig economy” vedono finalmente aprirsi davanti a loro una strada che porta a maggiori tutele. Da giorni era attesa una presa di posizione forte da parte della Commissione europea per disboscare una volta per tutte la giungla di un’economia fatta di lavoro senza regole. Perché se da un lato imprese come Just Eat sono intervenute a regolarizzare i loro clienti, con tanto di accordo sindacale e contratto nazionale regolarmente sottoscritto, dall’altro ci sono realtà come Glovo, Deliveroo e Uber Eat – player importanti del mercato – che invece non si sono mai volute piegare alle logiche di una regolamentazione. Il problema è che quello del rider oggi non si può più definire solo come un “lavoretto” svolto nei ritagli di tempo per arrotondare, perché per molti è invece diventato un lavoro a tempo pieno, specie dopo la crisi generata dalla pandemia.

Ecco allora il senso della proposta di direttiva appena partorita dalla commissione europea, che va in questo senso: parametri chiari per rendere i rider dipendenti subordinati, con stipendio minimo, ferie pagate e contributi pensionistici; introdurre il controllo umano degli algoritmi; e infine invertire l’onere della prova dell’autonomia del rapporto di lavoro (che andrà in capo alla piattaforma).

Massimo Bellini, segretario della Filt Cgil Rimini, è tra coloro che più si sono spesi in Romagna per dare una spennellata di legalità e di ordine all’operato di tutti coloro che fanno le consegne a casa. Il caso McDonald’s-Glovo a Rimini ha infatti acceso un riflettore non irrilevante sopra le storture di un mestiere vittima di soprusi da parte di chi vorrebbe solo abbattere il più possibile i costi del lavoro.

Il commento

«Questa direttiva – dice Bellini – va proprio nella direzione che auspicavamo. L’esperienza positiva con Just Eat ha aperto la strada per questa rivoluzione, che ora dovrà però essere recepita nel più breve tempo possibile dal nostro Governo». Secondo le prime indiscrezioni l’Italia avrebbe fretta di recepire la direttiva, ma comunque ci vorranno dei tempi tecnici, dunque per ora la proposta di direttiva è solo una carta d’intenti, ma basta già a tracciare l’indirizzo. «I colossi del web e delle piattaforme digitali, in futuro, saranno quindi obbligati ad assumere i rider – spiega Bellini – e a riconoscere loro questi diritti: salario minimo, tutela della salute, contrattazione collettiva, ferie retribuite, indennità di disoccupazione e malattia, contributi pensionistici, migliore accesso alle tutele contro gli infortuni sul lavoro».

Sul fronte dei premi, oggi dati sulla base di algoritmi dal funzionamento fumoso, si dovrebbe invece andare verso una maggiore trasparenza, ma soprattutto verso una chiarezza per la quale tutti sapranno cosa devono fare per guadagnare qualche soldo in più. L’esempio, ancora una volta, è quello di Just Eat (unica presente in Romagna insieme a Glovo), che basa i premi sulla base di un criterio oggettivo: il numero di consegne fatte. «Chiaramente siamo contenti – conclude Bellini – ma bisogna che tutti si mettano in testa definitivamente un concetto: quando facciamo click su un prezzo evidentemente basso c’è sempre qualcuno che, dall’altra parte, copre quello sconto. E spesso a pagarlo sono i lavoratori».

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