La differenza tra pressione e aspettative

Olbia-Cesena 0-1 è stata una promessa di felicità, come i titoli di testa di un buon film. Siamo poco più che al trailer del campionato e il Cesena è primo insieme a chi voleva dichiaratamente starci (Pescara, Reggiana) regalando la sensazione di avere variegati margini di miglioramento. Al momento, chi è al top della squadra di Viali? Nessuno, quindi va a finire che il più in forma è davvero Viali, che vive la piacevole sensazione del migliore Allegri: tu mi dici che io gioco male e intanto ti sbatto in faccia valanghe di punti. C’è poi il percorso alla Guido Marilungo di Salvatore Caturano: non si sa quanto di fisico o di tattico ci sia stato nella sua panchina iniziale, sta di fatto che Caturano nell’ultima mezzora è un carico che in pochi possono giocarsi sul tavolo della C (con tutto il senno di poi poteva essere una bella idea anche negli ultimi play-off).

Più che a un giocatore, il piedistallo del primo posto spetta alla fase difensiva. Se una squadra si difende bene, è il primo segnale che è davvero una squadra. In più il sacco di Olbia è arrivato al culmine di una settimana in cui anche la società ha finalmente alzato la testa, senza dare l’impressione di aspettare bonifici che non arrivano guardandosi la punta delle scarpe. Ragionando col senno di prima, Favale è un innesto funzionale e Missiroli riprende la scia di Di Gennaro, uno che se non vivrà di ricordi, sarà come un americano nel basket. Un piacevole segnale di ambizione dopo un mercato estivo che non aveva regalato fremiti, invece se prendi Missiroli, vuol dire che non vuoi vivacchiare ma fare qualcosa di buono oggi, qui, adesso.

Un attempato esperto di calcio un giorno fece la sintesi: “Se la tua squadra va a giocare in uno stadio dove durante la partita vedi il pullman parcheggiato, gli alberi e pure le auto che passano, non è un bel segnale per il campionato che stai vedendo”. Non è snobismo, è solo storia: il Cesena in C non può giocare per partecipare, perché la C non è un punto d’arrivo, è un parcheggio come quello che cercavano quelle auto che passavano dietro le panchine di Olbia. Nessuno obbligherà il Cesena ad arrivare primo, sarà sufficiente che faccia disperatamente di tutto per non arrivare settimo come un anno fa. La differenza tra pressione e aspettative è tutta qui. Con zero scuse per la società in vendita, zero scuse per gli altri che spendono di più. Certe scuse fanno solo parte della categoria dei diversamente alibi e se il Cesena torna a fare il Cesena, prima o poi il Manuzzi tornerà a fare il Manuzzi.

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