La diagnosi e i trattamenti al centro iperbarico

«Credo che sia necessaria, oltre al reumatologo, la presenza di un medico internista e di un esperto di medicina integrata. Prima di procedere con i trattamenti si presentano al paziente una serie di scale che misurano l’indice del dolore diffuso (WPI), la gravità dei sintomi (SS) e un questionario sull’impatto della sindrome sulla quotidianità del soggetto. Per fare una diagnosi differenziale, si consigliano una PET cerebrale o una risonanza magnetica per evidenziare un possibile danno della corteccia prefrontale».

La terapia è di primo o secondo livello. «Quando la patologia si presenta in maniera lieve si interviene con farmaci per il dolore, antidepressivi e con un particolare acido grasso (PEA) che permette di lubrificare il sistema nervoso. È un endocannabinoide con funzione antinfiammatoria e antidolorifica. Danno ottimi risultati anche l’agopuntura, lo yoga, la cannabis per il dolore e alcuni funghi medicinali; per contro i massaggi possono far aumentare la sensazione di dolore».

Anche l’alimentazione può essere un aiuto per chi soffre di fibromialgia. «Sarebbe auspicabile una dieta che eviti tutto ciò che comporta cibi acidosi; mangiare tanta frutta e verdura; assumere bicarbonato che riduce l’infiammazione; poche proteine e carboidrati; usare l’olio di girasole e assumere tanta frutta secca oleosa e cioccolato fondente al 70%».

Il secondo livello di terapia coinvolge la camera iperbarica (quando il punteggio della scala WPI è superiore a 7 e quello alla SS è superiore a 5) e una psicoterapia cognitiva comportamentale, in quanto andando a rimuovere il dolore fisico è probabile che emerga quello più profondo legato al trauma o allo stress vissuto. Il corpo possiede una memoria sulla quale si incidono i traumi: intervenire a livello corporeo significa smuovere vissuti e far emergere emozioni dolorose che devono essere gestite insieme a un esperto».

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