La cultura riminese: noi possiamo essere capitale

La proposta di Giorgio Tonelli, caporedattore Rai Tgr, accolta e fatta propria dal Corriere Romagna, è stata ascoltata, sondata e snocciolata. E oggi iniziano i lavori: al teatro Galli si tiene una conferenza stampa sulla candidatura di Rimini a capitale italiana della cultura (al posto dell’incontro previsto). Su queste pagine abbiamo interpellato riminesi e romagnoli che non solo hanno a cuore la cultura, ma la vivono, ci lavorano. Artisti, attori, musicisti, professori, storici dell’arte, designer, scrittori. Rimini li riguarda e ne hanno parlato con franchezza, entusiasmo, affetto.

Al di là dei soldi

Se Tonelli ha parlato di «vantaggi evidenti – un milione di euro del ministero e riflettori per un anno sulla città e sugli eventi collegati» – Francesca Selleri, professionista nel marketing culturale che ha collaborato alla candidatura di altre città, considera da escludere «l’ipotesi di intraprendere un percorso di candidatura solo per una motivazione economica – perché il milione di euro da vincere non è una cifra così alta da essere il motivo fondante per un comune medio-grande come il nostro – o per il ritorno mediatico e la visibilità».

Cosa si intende per cultura?

D’accordo con Selleri l’italianista Francesco Sberlati quando dice che «a Rimini è importante l’aspetto dell’evento sensazionalistico, ma è chiaro che l’evento punta sulla quantità, la cultura invece potrebbe puntare sulla qualità». Il professore ribadisce che bisogna chiarire cosa si intende per cultura, e alla sua voce si è unita quella del designer Leonardo Sonnoli, che ha aggiunto la necessità di gestire la cultura, «perché non basta costruire un edificio, anche la cultura va costruita».

C’è tanto da lavorare. Forse si tratterà di tornare a quelle che posso essere occasioni non colte fino in fondo: la gestione del Part, del teatro Galli, la collezione “Dinz Rialto” – portando alcuni degli esempi citati –, o la realizzazione di un Auditorium per la musica, come ha ricordato il musicista Lorenzo Semprini .

Una città che è cambiata

Ma tutti sono d’accordo su un punto, ovvero la straordinaria «mutazione antropologica» – per dirla con Tonelli – del comune negli ultimi anni. Un restyling urbanistico senza pari che permetterà di «continuare sulla strada intrapresa – ha ricordato Luigi Weber, italianista – tramite la Biennale del disegno, il nuovo museo in piazza Cavour, il tesoro dell’Anfiteatro che andrebbe finalmente recuperato», il lungomare, la Gambalunga e il Museo della Città. «Un’esperienza collettiva che potrebbe costruire un nuovo dialogo tra Comune e Diocesi – ha proposto lo storico dell’arte Alessandro Giovanardi – tra il pubblico e i privati, in un rapporto di reciproco riconoscimento. Mi sembra che la Biennale o la valorizzazione in atto del Trecento riminese e, recentemente, della chiesa di Sant’Agostino, vadano in quel senso».

Non bisogna fermarsi

Insomma, come ha rilevato l’attrice Tamara Balducci, «la città ha iniziato un percorso, che ha portato a una crescita, ma non è questo il momento di fermarsi, occorre con lucidità vederne ancora i limiti e le criticità, perché un segno di rinascita non può che avvenire attraverso la cultura».

Anche il divertimento è identità

«Chiediamoci: perché Rimini ha bisogno di questo titolo?» ha ricordato Selleri. Tonelli ribadiva nella sua proposta una grande occasione, la «definitiva consacrazione che Rimini non è solo mare ma continua la sua attrattiva anche varcata la ferrovia» e su questo sono d’accordo, in particolare, le musiciste Chiara Raggi e Sara Jane Ghiotti e l’attrice riccionese Martina Colombari. Che a ben vedere, Rimini come mare, spiaggia e divertimento è anch’essa identitaria, è anch’essa cultura, hanno spiegato il manager Pier Luigi Celli, Leonardo Sonnoli e lo scrittore Piero Meldini, che interverrà anche oggi durante la conferenza stampa e che ha riassunto la cultura riminese sotto il segno della complessità: «Quello che vorrei è che, da fuori Rimini, vedessero la complessità di questa città che non è, come Mantova, una città della cultura colta, ma neanche un luogo di puro divertimento come Ibiza o altre spiagge spagnole. Rimini ha una storia millenaria, tanti monumenti importanti, quando era possibile aveva una vita culturale vivace, ha dato i natali a Fellini. Rimini rappresenta un’idea complessa di cultura e del concetto futuro di cultura».

La rinascita come peculiarità

«Rimini è davvero “felliniana” – ha dichiarato lo scrittore Michele Marziani – persino oltre l’idea del grande regista. E “felliniano” è uno degli aggettivi più belli della cultura contemporanea, di quell’idea complessa di cultura di cui parla Meldini». Complessità intrinseca in una città rinata sulle ceneri dei bombardamenti, obbligata a fare di quella rinascita e quindi reinvenzione di sé la sua caratteristica peculiare, la dote che rende i suoi abitanti così innamorati di lei. Ne abbiamo intervistati tanti in questi giorni, ognuno a suo modo ha ricordato la capacità camaleontica di Rimini, o quella di unire pop e alta cultura, come ha fatto Oriana Maroni, direttrice della Gambalunga. Massimo Nicolini, attore, ha parlato dell’«anima fortissima» della sua città; «follemente innamorata della Romagna» si è definita Chiara Baschetti, attrice e modella santarcangiolese. Una città complessa e dai tanti volti, le “anime” di cui ha parlato lo scrittore Marco Missiroli: «Rimini e la Romagna sono un sentimento, una parte emotiva che ognuno può godersi». La poetessa e artista Isabella Bordoni, infine, auspica un approccio sistemico, «una visione né antropocentrica né urbanocentrica, all’interno della quale donne e uomini hanno prodotto e producono sì, opere dell’ingegno, biblioteche, scuole, teatri, piazze, edifici, cattedrali, e non di meno paesaggio, sperimentazioni agricole, ricerca scientifica e tecnologica».

Il dibattito continua.

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