“La crisi sanitaria e l’aumento dei costi: gli spettri del 2022”

La risposta a un 2021 dinamico e di sostanziale rimbalzo economico, al momento sembra essere un 2022 con più punti interrogativi che certezze. I nodi da sciogliere, anche se siamo appena a metà gennaio, sono già tanti e in un sistema economico-finanziario in continuo mutamento, a fare il punto sul settore bancario ci pensa Gianluca Ceroni, direttore generale della Bcc ravennate, forlivese e imolese (banca del territorio romagnolo di cui fanno parte 33.597 soci e presente con 73 filiali in tre province).

Prima di parlare del 2022, darei uno sguardo all’anno che si è appena concluso. Come lo giudica e quali segmenti hanno mostrato una maggiore ripresa?

«Il 2021 è stato un anno che abbiamo considerato positivamente per l’economia del nostro territorio. In particolare, c’è stata una forte dinamicità del segmento casa, dove abbiamo sottoscritto 2.835 mutui. La sensazione è che questi anni così complessi abbiano fatto riscoprire il valore dell’immobile, a cui bisogna aggiungere gli incentivi dati, soprattutto per i giovani, e i tassi particolarmente interessanti».

E lato imprese?

«Dopo il forte accesso al credito del 2020, specialmente per i finanziamenti da 30mila euro coperti da garanzie statali, anche il 2021 è stato un buon anno, con 2.200 prestiti erogati sia per liquidità che per investimenti in capacità produttiva. Quest’ultimo aspetto, in particolare, ci ha fatto ben sperare, perché dimostra la fiducia delle piccole e piccolissime imprese, con le quali lavoriamo principalmente».

Il 2022 si è aperto con diversi nodi da dover sciogliere. Qual è la sua sensazione? C’è preoccupazione?

«Solitamente, le dico, io sono un ottimista, ma questo 2022 al momento ammetto che ci preoccupa».

Cosa, in particolare?

«Prima di tutto sicuramente la crisi sanitaria, che sta comportando una mancanza dal 10 al 20% della forza lavoro dentro le aziende. Poi l’aumento del costo dell’energia, che per alcuni nostri clienti ha comportato il rallentamento se non addirittura lo stop della produzione».

Gennaio sarà anche il mese nel quale le attività che avevano fatto ricorso al debito dovranno iniziare a pagare le quote capitale dei prestiti. Temete che qualcuno possa non ottemperare alle scadenze?

«Il rischio c’è e, a livello nazionale, è stato stimato che potrà valere tra i 25 e i 50 miliardi. Al momento, come banca, non abbiamo segnali di grande difficoltà, se non per il settore del turismo e dell’alberghiero, dove registriamo un certo affanno. Noi cercheremo di aiutarli, ma per questi soggetti e per alcune altre categorie credo sarà necessaria una moratoria».

Venendo invece alle famiglie, gli ultimi due anni hanno fatto registrare un aumento dei depositi. Ora, però, con l’inflazione che cresce a ritmi sostenuti, chi ha puntato sulla raccolta rischia grosso. Come vi state muovendo?

«L’inflazione rappresenta un bel problema e noi speriamo che possa rientrare al più presto. In questi anni abbiamo sempre proposto una diversificazione degli investimenti ai nostri clienti, chiaramente a seconda della loro propensione al rischio, e questo ha dato buoni frutti».

Le obbligazioni, visti i tassi attuali, non sono certo gli strumenti giusti per far fronte a questa situazione. Dove indirizzate i vostri clienti?

«Quello delle obbligazioni non è certo il mercato più florido ora. C’è una buona prospettiva sul mercato azionario per i primi sei mesi dell’anno, ma in generale puntiamo su investimenti in risparmio gestito e sul risparmio previdenziale».

L’edilizia sta invece vivendo un periodo florido, trainata dalle agevolazioni. Che numeri ha fatto Bcc?

«Abbiamo dato la massima disponibilità alla nostra clientela e ad oggi abbiamo acquistato crediti per un valore di 30 milioni di euro. Tra l’altro, per ora non abbiamo avuto alcuna problematica in termini di truffe o operazioni opache».

In questi due anni avete sostenuto il territorio con diversi fondi. Sono previsti anche per quest’anno?

«Anche nel 2022 la nostra intenzione è di ripetere le elargizioni a sanità, associazioni sportive e culturali per circa 2,5 milioni di euro».

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