La crisi della magistratura, il dramma della politica

Mer 19 Giugno 2019 | Sergio Pizzolante *


La crisi della magistratura, il dramma della politica

Mon 22 July 2019 | Sergio Pizzolante *

L’attuale crisi della Magistratura è una malattia lungamente incubata. Con virus e batteri, che quasi nessuno ha mai voluto vedere, dentro la Magistratura stessa, nelle redazioni dei giornali, nelle forze politiche, fra gli intellettuali. Anzi, molti hanno lavorato per far crescere la forza di quei virus e di quei batteri, nella speranza che questi attaccassero solo i nemici. E dietro la retorica dell’indipendenza e dell’autonomia si sono costruite tante dipendenze. Quella della politica verso il potere giudiziario innanzi tutto.

Quando i padri costituenti discussero sullo status della Magistratura nella nuova Costituzione, il dibattito fu di altissimo livello.
Sul tema della totale indipendenza ed autonomia si discusse molto e prevalse una linea logica e seria. Totale autonomia, bilanciata da una altrettanta autonomia del potere politico parlamentare. Si veniva dal Fascismo e tutti ricordavano il proclama del Guardasigilli Rocco in Parlamento nel 1925: “la Magistratura non deve fare politica nè governativa nè fascista, ma esigiamo fermamente, che non faccia politica nè antigovernativa nè antifascista”.
Quindi i costituenti decisero per un equilibrio fra totale autonomia e immunità parlamentare.


La Magistratura non doveva dipendere dal sistema politico, ma nemmeno, parte del sistema poteva usarla contro l’altra parte.
Questo equilibrio è saltato con Tangentopoli, parte del sistema ha usato Procure e tribunali contro un’altra parte. Nel 91 o nel 92, non c’erano i Trojan inseriti nel telefonino di un capo corrente dei Magistrati. Se ci fosse stato avremmo letto parole come quelle di Palamara, questo (capo della Procura) a me, questo a te, questo fascicolo rimane aperto questo lo chiudiamo, quello me la paga, quell’altro esagera e va fermato. Protagonisti i capi delle correnti, qualche faccendiere amico, che magari prestava soldi gratuitamente, qualche avvocato di “fiducia”, che dal nulla diventa velocemente quello al quale si affidano più clienti vittime delle inchiesta, i politici, purtroppo, quasi sempre, della stessa parte politica.

E i giornalisti fuori, pronti ad alimentare il verbo del Magistrato salvifico, indipendentemente e incorruttibile. Una velina sull’inchiesta calda, la copia dell’interrogatorio, quasi in tempo reale, non hanno prezzo. E questo crea dipendenza, appunto.
Con Tangentopoli si ruppe l’equilibrio dei poteri, rottura che fu sancita e santificata con la modifica della Immunità Parlamentare. I Magistrati rimanevano indipendenti, il Parlamento no.

Un batterio che ha attaccato i fondamentali dello Stato di Diritto e della democrazia. Ed è diventato praticamente impossibile arginare gli abusi e gli sconfinamenti del nuovo potere, potentissimo e senza necessità di rispondere a nessuno.
Ad esempio, un bel po’ dopo Tangentopoli, il legislatore fu costretto, di fronte all’abnorme evidenza delle storture, a modificare l’articolo 274 del Codice di procedura penale, per stabilire quello che non sarebbe stato necessario stabilire per legge, con una Magistratura pienamente conscia del proprio ruolo e dei limiti, e cioè che: “situazioni di attuale concreto pericolo di inquinamento delle prove non possono essere individuate nel rifiuto dell’imputato di rendere dichiarazioni, nè nella mancata ammissione degli addebiti”.
Infatti, se non ti allineavi a chi ti accusava, rimanevi in galera. Poi, in realtà, ci sei rimasto ancora, nonostante la norma.

Perché tanto cosa rischia chi accusa? Niente.
Perché non deve rispondere a nessuno, perché anche quando dovesse rispondere al Csm, lì ci sono le coperture delle correnti, uno a me, uno a te. Le correnti sono diventate lo strumento di gestione di un potere immenso. Politico, sopra la politica, i parlamenti e i governi, con le lodi della stampa e il plauso del pubblico. Fanno ridere il Corriere della Sera e la Repubblica che mettono Lotti al centro di tutto.

Lotti viene chiamato alle 12 e 15 di notte, quando ai capi delle correnti manca un voto. Lotti e i politici sono oggi del tutto marginali e/o asserviti. Al potere vero, che è esercitato dalle correnti. Non era così una volta. Le correnti erano strumento di dibattito strategico alto sul ruolo della Magistratura, sino a quando, con il 68, Magistratura Democratica pensò per i magistrati un ruolo politico, di partecipazione alla lotta di classe, attraverso “l’interpretazione evolutiva del diritto”.

Sino al passaggio dalla lotta di classe alla lotta per il potere. Che, a questo punto coinvolge tutte le correnti, non solo Md. Ed è un potere che la sinistra post comunista pensava di controllare e dal quale si è poi fatta controllare. Ed è un potere che poi si è messo in proprio, con i 5 stelle, il Fatto Quotidiano, in parte. In un’altra parte si è messo in proprio e basta.
Ed è un potere alimentato dalla “lotta alla corruzione”, degli altri, con strumenti legislativi estremi, dal traffico di influenza ai reati associativi e di scambio elettorale, validi solo per gli altri, per le imprese e per i politici, soprattutto!
(*) già Parlamentare

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