La crescita dei giovani batte un secondo posto di metà ottobre

Riassumendo: il Cesena secondo in classifica, ieri ha fatto entrare a gara in corso Pierini, Gonnelli e Missiroli e in C non possono farlo in tanti. Gol di Pierini a parte, è andata a finire che la figura migliore l’hanno fatta i due innesti più giovani, ovvero Munari e il 2003 Stiven Shpendi. Il tutto con il 2004 Berti di nuovo titolare, senza incantare ma facendo la figura di uno che lì in mezzo ci può stare.

Col tempo è spuntato un lato buono della C. Anzi, forse è addirittura il solo lato buono. Comunque è questo: se hai cresciuto dei giovani di valore, non devi spaccarti in due di telefonate per parcheggiarli in C, perché la C è qui. Non appartengono al paleolitico le estati di mercato dal tema “Giaccherini dove lo piazzo”, “Sensi a chi lo presto”, “Moncini chi lo vuole” e così via. Nel caso di Berti, Lepri e dei gemelli Shpendi, non c’è da mettersi d’accordo con altri club: il ragazzo te lo tieni in casa e devi solo metterti d’accordo con te stesso (esercizio questo facile solo all’apparenza).
Cesena ha una tradizione fantastica di giovani nel calcio e negli anni si è assistito anche a un curioso fenomeno. In mezzo ai campionati più tristi, di fronte allo sconforto delle prove dei vecchi, ci si appoggiava sui ragazzi, la consolazione in una palude di mestizia. In questo modo si chiedeva troppo rispetto a quello che potevano dare in quel momento. Qualche esempio? Nel 1997 il Cesena progettava la Serie A con Hubner, Agostini e compagnia, ma andò allo sfascio e ad un certo punto ci si affidò a centrocampo anche al ventenne Omar Melizza. «È pronto, è pronto», giuravano i dirigenti dell’epoca: forse lo era, ma non abbastanza e fu travolto dalle negatività. Qualche anno dopo nel Cesena di Nicoletti c’era un ragazzo che in B avrebbe fatto sfracelli come Nicola Campedelli, ma aveva 19 anni e da solo non poteva ribaltare la deriva. Stessa cosa per Ricardo Villar Rodriguez, fantasista pistolero (nel senso che non passava la palla nemmeno sotto fucilazione) che nel 2007-2008 in B non poteva risollevare il Castori-Vavassori-Castori che stava affondando.
Nella Serie A 2014-2015 chiusa da Mario Beretta, il cuore che metteva Tommaso Arrigoni faceva provincia, ma quella non era la sua categoria, stessa cosa per Carmine Setola nella barocca gestione Drago-Camplone in B.
In questa stagione, i giovani cresciuti in casa per ora hanno fatto vedere cose migliori dei giovani venuti da fuori: non lo si diceva da un po’ di tempo ed è già un primo traguardo del Cesena Fc, più bello ancora del secondo posto. Sono ragazzi proiettati in un mondo adulto dove c’è l’ossessione dell’errore e li terrorizziamo appena escono dal compitino e sbagliano. Sì, sbagliano, maledizione a loro, accidenti a quella pallaccia persa al 7’ del primo tempo. Eppure se non si è disposti a commettere errori non si farà mai nulla di originale, come spiega un geniale professore universitario inglese che si chiama Ken Robinson: “La creatività è importante quanto l’alfabetizzazione e la dovremmo trattare alla pari”.

Quando diventano adulti, la maggioranza dei ragazzi perde la capacità creativa, sono terrorizzati dall’idea di sbagliare. Per fortuna che siamo in tanti a correggerli e a indicare dove sbagliano. Dopotutto, è pur sempre un bel modo per placare l’invidia per quel coraggio che noi adulti di bordo campo non abbiamo quasi mai avuto.

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