La corsa della regione rallenta: impennata della cassa integrazione

BOLOGNA. La corsa rallenta. O forse si è già fermata. D’accordo che il confronto con il 2018 sul primo trimestre segna un -8,6% ma l’apparente dato confortante viene superato dalla realtà del 2019: tra febbraio e marzo la cassa integrazione complessiva (sommando quindi ordinaria, straordinaria e in deroga) è passata in Emilia-Romagna da 1.042.505 ore autorizzate a 2.231.413 con un aumento del 114%. Nello specifico, le ore di cassa ordinaria sono passate da 520mila a 1 milione e quelle di straordinaria da 522mila e 1.194mila. Una tendenza piuttosto generalizzata, con picchi del 268% in Basilicata, del 201% in Toscana. Anche le locomotive Lombardia e Veneto fanno registrare un aumento, rispettivamente del 2 e del 14%. Si salvano Puglia, Sardegna, Piemonte e Liguria, tutte con il segno meno.
Confrontando invece 2018 e 2019, il dato più evidente e al tempo stesso preoccupante è che a fronte di un calo della cassa integrazione straordinaria (che passa da 2,6 milioni a 2) è invece in crescita quella ordinaria: da 1,7 milioni di ore a 2. Che sta succedendo? La spiegazione potrebbe essere che calano le aziende con problemi strutturali ma aumentano le imprese che hanno difficoltà congiunturali. essere lettura che diamo è che a fronte di una riduzione di imprese in difficoltà strutturali aumentano quelle che hanno problemi congiunturali


I numeri provinciali
Guardando alla Romagna, l’unica realtà che si salva da questo andamento è la provincia di Ravenna, dove il monte ore della cassa integrazione nel mese di marzo, secondo l’elaborazione che la Uil regionale ha fatto sui dati forniti dal’Inps, è calato del 16,%. Nella provincia di Forlì-Cesena invece l’aumento maggiore: +105%. Una crescita significativa anche a Rimini con l’88,1%. Nel resto della regione sono Piacenza, Reggio Emilia e Parma le realtà più in salute con una diminuzione della cassa integrazione del 92, 46 e 40% tra febbraio e marzo. Modena invece cresce del 25%, Bologna addirittura del 322%.


I settori
È guardando ai settori interessati dagli ammortizzatori sociali che la situazione desta le preoccupazioni maggiori. Facendo un confronto tra il primo trimestre del 2018 e quello 2019, si nota che nel commercio la cassa integrazione si è ridotta da 1,2 milioni di ore autorizzate a 40mila, mentre nell’edilizia il dato è all’incirca uguale: 436mila ore un anno fa e 442mila nel 2019. È invece l’industria, motore trainante della regione, che subisce la variazione percentuale maggiore passando da 2,8 milioni a 3,6.
Comunque sia, gli ammortizzatori sociali hanno contribuito a salvaguardare migliaia di posti di lavoro. Le stime della Uil parlano di 8.797 nel primo trimestre 2018 e 8.041 nei primi tre mesi del 2019.

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