La coreografa di Savignano Sissj Bassani a Essen

Teatri chiusi, spettacoli fermi, ma non si arresta la creatività. Quando è favorita da investimenti e collaborazioni può aiutare giovani artisti, in questo caso danzatrici e coreografe under 30, a produrre nuovi lavori.

È il caso di Sissj Bassani (1997) di Savignano; da anni è attiva nella danza contemporanea, prima nel Gruppo Nanou di Ravenna, poi con Claudia Castellucci della Societas Raffaello Sanzio a Cesena. Nel 2017 ha fondato il collettivo Parini Secondo a cui partecipano amiche di danza di vecchia data, quali Camilla Neri di Roncofreddo e Francesca Pizzagalli, conosciute al Laboratorio Danza & Teatro di Heidi Pasini di Longiano dove hanno mosso i primi passi.

Il collettivo partecipa ora al bando internazionale Kreativcampus.Ruhr promosso da Ecce (European Centre for Creative Economy), sostenuto dal ministero della Cultura e della scienza della Renania settentrionale, con un contributo del Comune di Savignano.

Il risultato è il progetto coreografico “Be me” al debutto on line giovedì 25 marzo alle 11 davanti agli addetti ai lavori su www.bemestream.com, sito creato da Tommaso Gagliardi. Al progetto partecipano la danzatrice tedesca Magdalena Öttl che ha studiato alla Folkwang Schule di Pina Bausch, Martina Piazzi, già cofondatrice di Parini Secondo che studia in Danimarca con Wim Vandekeybus; si aggiungono il musicista Alberto Ricca, curatore del suono, il danzatore brasiliano Lucas Lopes, già allievo della Folkwang, e la danzatrice rumena Eliza Trefas che studia in Portogallo. Dopo la première, “Be me” vedrà una prima ufficiale l’8, 9 e 10 aprile al Maschinenhaus di Essen, se possibile in presenza, fino al debutto romagnolo a Savignano, in estate «per ringraziare la mia città natale».

Cominciamo dall’inizio Sissj, come siete arrivate a “Be me”?

«Grazie al bando promotore di partnership tra un’artista della Renania e artisti dell’Unione Europea, Magdalena Öttl ha invitato noi di Parini Secondo. Da novembre abbiamo lavorato on line, Martina da Copenaghen, Magdalena dalla Germania, io dall’Italia. A gennaio, nonostante la pandemia, siamo riuscite a incontrarci alla Kunsthaus a nord di Essen, vicino a Bochum dove stiamo provando. “Be me” parte dal concetto di meme che imperversa in rete nella forma della “vignetta”. La nostra ricerca – chiamata “It’s not my responsibility to get famous” – si è sviluppata a partire dagli studi del biologo inglese Richard Dawkins nel suo “The selfish gene” (Il gene egoista 1996), per comprendere questa viralità delle idee che si diffonde con estrema facilità».

In che modo lo studio del meme si è trasferito nella vostra ricerca?

«Il meme ci ha spinte all’idea di comunità, nel senso che viene creato da una comunità di utenti anonimi, è quasi impossibile raggiungere l’ideatore. Ci siamo perciò domandate cosa vuol dire sentirsi parte di una comunità, come definirla quando è anonima, frutto di persone che si incontrano on line; creano immagini di influenza mondiale ma non si conoscono».

Come traducete questo concetto davanti al pubblico?

«Ci siamo poste come una piccola comunità autrice partendo da esercizi che si basano su copia e imitazione. Rifacendoci a un concetto di identità impersonale come è nel meme, abbiamo creato movimenti a partire da una autorialità condivisa e dai performer. I quali coi loro movimenti definiscono la coreografia. C’è una fase di improvvisazione guidata dal “fogger” (da fog, nebbia), individui nella nebbia dai movimenti incerti. L’incertezza diventa il filo conduttore per raggiungere il “prodotto” fatto di movimenti copiati dall’uno all’altro danzatore. Il passaggio di informazione comporta però una trasformazione del movimento, ed è questa che diverrà la versione coreografica. In questo c’è il potere della comunità che può nascere senza accordi a priori; nel momento in cui ti affidi all’altro, le cose si trasformano».

A soli 23 anni lei Sissj può considerarsi un’artista consumata per varietà di esperienze.

«Ho avuto la fortuna di incontrare il Gruppo Nanou a Ravenna a 16 anni; a 17 anni ho iniziato a seguire Claudia Castellucci a Cesena. Ho avuto tanti maestri diversi, ho collaborato con vari artisti, da Kinkaleri a Daniele Albanese. Faccio in tempo a stancarmi, a cambiare mestiere!».

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