La confessione del medico no vax di Ravenna: “Dosi finte o diluite”

Nessuno dei pazienti che venivano da fuori provincia nello studio del dottor Mauro Passarini ha realmente ricevuto il vaccino anti-Covid. Agli altri – specialmente quelli non assistiti – il medico di base 64enne avrebbe inoculato dosi diluite. Le poche persone davvero intenzionate a riceve la copertura contro il virus SarsCov2 sarebbero infine state regolarmente vaccinate. Lo ha confessato ieri mattina l’indagato, arrestato la settimana scorsa con l’accusa di falso ideologico, corruzione e peculato.

L’idea dei vaccini simulati

Nel corso del nuovo interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari Corrado Schiaretti, Passarini (assistito dall’avvocato Carlo Benini) ha rivelato come è nata l’idea dei finti vaccini, aspetto finora rimasto oscuro. La pandemia – così ha detto – lo avrebbe particolarmente scosso fin dal 2020. Si è definito «nel pallone più totale». Avrebbe pertanto cercato conforto partecipando ai corsi di meditazione organizzati dal “guaritore” pranoterapeuta di Padova, durante i quali avrebbe conosciuto numerose persone scettiche o preoccupate in merito al vaccino. Così ha deciso di ottenere la convenzione con l’Ausl offrendosi come medico vaccinatore.

Vaccinato uno su sei pazienti

Il passaparola lo ha fatto diventare un “paladino” dei no vax, con una rete di contatti che dal giugno scorso lo ha portato a ritirare 71 flaconi di siero Pfizer, prenotandoli dai laboratori di Pievesestina e corrispondenti a un quantitativo totale di dosi tra le 426 e le 497, utili per ottenere il green pass. L’azienda sanitaria ha avvisato finora 254 persone, risultate vaccinate da Passarini nel suo ambulatorio di Marina di Ravenna o nel poliambulatorio di Ravenna, alle quali il 64enne avrebbe fatto ottenere il certificato verde inserendo nel portale informatico in uso ai medici di base i rispettivi nomi e il codice identificativo del lotto di vaccino ottenuto dal sistema sanitario. Di queste, solo 61 si sono presentate per sottoporsi ai test anticorpali. Ed ecco gli esiti: 30 sono risultate completamente negative alla presenza di difese contro il Covid e 18 sono positive ma ad anticorpi di altre malattie. Solo una decina sono con certezza coperte da eventuale contagio, dunque vaccinate. Le restanti hanno mostrato livelli bassi, forse riconducibili a “dosi annacquate”.

Paura fra i pazienti no vax

Quanto agli altri 193 pazienti che non hanno aderito all’invito dell’Ausl, è legittimo supporre che già immaginino quale sarebbe l’esito dell’accertamento clinico. Consapevole di essere ormai indagato, Passarini aveva iniziato a contattarne alcuni per richiamarli nel proprio ambulatorio e sottoporli a vere dosi di vaccino. Dopo la perquisizione della squadra Mobile dello scorso 17 ottobre, con il sequestro di 16 flaconi di Pfizer di cui 13 intonsi tenuti fuori frigo e ormai da buttare, altri due pieni d’acqua e uno aperto, il medico ne aveva ritirate altre. Ieri, davanti al gip, ha ammesso di averle utilizzate per vaccinare le persone che, preoccupate di essere coinvolte nell’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Angela Scorza, gli avevano chiesto di ricevere la reale copertura, sotto forma di seconde o terze dosi. Il passaparola nell’entourage del 64enne, potrebbe essersi diramato anche alla luce delle verifiche condotte di nascosto da un poliziotto, suo assistito, ora indagato per avere controllato dal sistema informatico della questura lo stato delle indagini.

Il medico ritratta sulla bambina

Non aveva traccia alcuna di anticorpi la minorenne Bellunese accompagnata dal padre e dalla compagna di quest’ultimo a Marina di Ravenna per due volte, inconsapevole degli accordi fra il genitore e il dottore per sottoporla a finte iniezioni. Passarini ha ritrattato le sue iniziali dichiarazioni, nelle quali affermava di averla vaccinata. La prima dose sarebbe stata di acqua, la seconda invece «molto diluita». Ha tuttavia continuato a ribadire di non avere chiesto soldi in cambio, sostenendo che i 1.555 euro trovati nelle sue tasche al momento del blitz della polizia fossero soldi prelevati al bancomat. Su quelle banconote ora sarà la Scientifica a cercare tracce di eventuali impronte digitali riconducibili al padre dell’adolescente, terzo ed ultimo fra le persone al momento indagate.

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