È “Piccola patria” della compagnia Capotrave lo spettacolo che alza il sipario della quinta edizione della rassegna di teatro e arti del contemporaneo “Mentre vivevo” curata da Quotidiana.com.

Domenica il palco della sala teatro del Centro sociale si trasformerà in un seggio di una immaginaria cittadina di provincia pronto per accogliere un referendum dal colore separatista e localista: l’indipendenza dall’Italia. In scena tre personaggi: il presidente e due scrutatori (interpretati da Simone Faloppa, Gabriele Paolocà e Gioia Salvatori).

«Ci siamo ispirati alla buffa storia della repubblica di Cospaia, situata tra la Toscana e l’Umbria – spiega Luca Ricci, regista e coautore insieme a Lucia Franchi – una striscia di terra che fu Repubblica indipendente dal 1440 al 1826 a causa di un errore di tracciamento dei confini perché vicina a due fiumi omonimi. Questo è un tema – la ricerca dell’autonomia, il sovranismo – che ha a che fare con l’attualità, il presente. Nello spettacolo non ci sono riferimenti geografici ed è ambientato nei giorni d’oggi».

Cosa unisce il passato e il presente?

«Il fatto che la velleità all’indipendenza riveli un fragile senso di comunità. Basti pensare a cosa è successo in questi mesi a causa della pandemia: prima ci si allontanava dai cinesi, poi dai lombardi. Divisioni. È fragile il nostro Paese nello stare insieme».

Uno spettacolo politico, teso, dal ritmo che progressivamente incalza mentre si avvicina all’esito.

«Al suo interno si intreccia anche una storia d’amore finito – continua Luca Ricci – ci sono spunti ironici e un cold-case lega i tre personaggi, un episodio traumatico legato ad una morte che riemerge e porta a galla un segreto nascosto da tempo. La storia ha un filo tirato che si spezza».

L’attesa del risultato del referendum e la tematica si fondono alle vicende personali dei protagonisti caratterizzati da contraddizioni interiori, familiari e sociali. La frammentazione, territoriale, umana è il fil rouge che tesse lo spettacolo, specchio di una società che sta perdendo il valore dell’unione e della solidarietà.

A proposito del senso dello stare insieme: quali sensazioni e com’è stato tornare sul palcoscenico dopo il lockdown?

«Una possibilità preziosa, si riallaccia un filo. È stato emozionante, si è ridato il significato a tanta attesa. Il teatro è un rito che rischia di essere dato per scontato. Ritornando se ne riscopre l’importanza, l’utilità».

Cosa può fare il teatro in questo momento così difficile?

«Il teatro porta in scena le contraddizioni del nostro tempo, l’atto stesso dell’essere a teatro è sempre un atto politico, un’occasione di pensiero. Noi proviamo anche in questo periodo a scuotere le persone».

La compagnia Capotrave è stata fondata nel 2003, ha sede a Sansepolcro ed è l’ideatrice del noto festival “Kilowatt: l’energia della scena contemporanea” (Premio Ubu 2010).

Inizio alle ore 17.30. È consigliata la prenotazione al 347 9353371 anche tramite Whatsapp e Facebook.

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