La Cgil di Imola attacca il vertice Ausl: sottovalutato il rischio aggressioni

“Già da mesi la Funzione pubblica Cgil di Imola denuncia alla direzione dell’Ausl di Imola il tema delle aggressioni al personale” e dopo il caso di ieri, che gli operatori del Pronto Soccorso, il sindacato ci va giù duro. Quello che è accaduto “significa solo una cosa: che la direzione dell’Ausl non ha affrontato con la giusta sollecitudine il tema della sicurezza sottovalutando la problematica. Apprendiamo dalla stampa che la Direzione Ausl incontrerà nei prossimi giorni in Prefettura le Forze dell’ordine per definire delle modalità che permettano di intervenire per la sicurezza degli operatori da parte di chi ha la competenza e la formazione per farlo”, ma questo, obietta la sigla della Cgil, andava fatto prima. “Sicuramente l’Ausl avrebbe dovuto chiedere prima l’apertura di questo tavolo. E il fatto di apprendere di questo incontro dalla stampa è la prova concreta di come l’Ausl intenda le relazioni sindacali anche su temi sollevati dalle organizzazioni sindacali stesse”. E’ Erika Ferretti, della Fp-Cgil di Imola a incalzare l’azienda sanitaria: “L’adozione di opportune misure di prevenzione e protezione dei lavoratori deve essere intesa come obiettivo di primaria importanza. Vanno rimossi i fattori che favoriscono le aggressioni, attraverso le modifiche degli spazi e dell’organizzazione del lavoro, oltre a cambiamenti procedurali e addestramento del personale. Non è possibile che gli operatori che si occupano della salute delle persone, mettano a rischio la propria”.

La Cgil imolese ricorda anche che il rischio di aggressione “è alla base dello stress lavoro correlato, dato che aumenta il senso di insicurezza percepita nel luogo di lavoro” e, a maggior ragione, l’Ausl deve “garantire un ambiente di lavoro sicuro, per la tutela della sicurezza dei lavoratori e della qualità del servizio erogato”. Dunque, insiste Ferretti, si stringano i tempi per adottare misure di prevenzione degli atti di violenza. Ma non faccia tutto da sola: “Nessun contesto è privo di rischio di aggressione. Tenuto conto della multifattorialità delle cause e per poter decidere che azioni mettere in campo dovranno essere coinvolti, a nostro avviso, tutti gli attori tra cui gli operatori stessi, i rappresentanti della sicurezza, le rappresentanze sindacali, i responsabili della formazione, eccetera”. Ora, secondo la Fp-Cgil è necessaria una presenza fissa h24 all’interno dell’ospedale con sede nel Pronto Soccorso, “che possa intervenire in caso di emergenza nei vari servizi” e Ferretti dice che occorre “valutare l’apertura-chiusura porte con pulsante o con codice (come presente in altri pronto soccorso), fast track con percorsi mirati per pazienti con problematiche psichiatriche o con sospetti abusi di alcool/stupefacenti/psicofarmaci. Questo è quanto avviene già in altri Pronto soccorso dove si sono verificate problematiche simili”. 

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