La biopsia liquida: un prelievo per la lotta al cancro

Da un prelievo di sangue venoso è possibile avere moltissime informazioni su un tumore. La chiamano “biopsia liquida”, ed è una delle frontiere della lotta al cancro. Rivoluziona radicalmente la concezione della biopsia tradizionale, che invece è il prelievo di tessuto di un organo. In questo modo si possono scovare con maggiori facilità le metastasi più piccole. In alcune forme di tumore al polmone e al colon già vengono sperimentate. Ma nuove speranze arrivano anche da un cancro frequentissimo: quello al seno. Un gruppo di lavoro dell’Irccs dell’Istituto Regina Elena di Roma ha portato a termine uno studio clinico basato proprio sulla biopsia liquida per cercare di capire quali fossero i meccanismi di resistenza ai trattamenti anti-cancro e combatterli nei casi di tumore della mammella. Il risultato è valso una pubblicazione sull’autorevole rivista scientifica Molecular Cancer, ed è stato ideato da Alessandra Fabi e coordinato da Francesco Cognetti, già direttore della Oncologia Medica 1 dell’Istituto.

Un piccolo campione di pazienti a stadio avanzato, colpite da tumore al seno positivo al recettore Her2, sono state trattate con una terapia standard con il farmaco T-Dm1. I ricercatori hanno notato che sotto la pressione del farmaco i tumori mammari mutano rapidamente, alcuni addirittura nel giro di poche settimane, e i cambiamenti sono ben visibili nel sangue diversi mesi prima della effettiva progressione clinica. Almeno un caso su due delle resistenze che troviamo nel sangue non sono identificabili nel tessuto del tumore, né nella lesione primitiva né nelle successive metastasi. Questo sta a significare che lesioni prelevate anche solo pochi mesi prima della biopsia liquida non sono rappresentative del tumore quale è. Ma la notizia migliore è che a quasi tutte le resistenze nel sangue corrisponde un farmaco a bersaglio molecolare. In altre parole, se tramite biopsia liquida si individua in modo tempestivo la resistenza al farmaco sviluppata dal tumore, è possibile adattare la terapia alla nuova condizione grazie a ulteriori trattamenti mirati.

«Lo studio – precisa Gennaro Ciliberto, direttore scientifico del Regina Elena – è ancora in una fase precoce ma in tre pazienti si sono ottenute risposte prolungate a farmaci ‘prescritti’ sulla base delle informazioni provenienti dalla biopsia liquida. Alla luce di queste evidenze, è ora in corso un nuovo studio più esteso nell’ambito del Gruppo italiano mammella». Solo studiando le resistenze dei farmaci nel preciso momento in cui nascono è possibile stroncarle in tempo. Grazie all’avvento della biopsia liquida oggi è possibile generare un identikit preciso e dinamico del cancro «Con un semplice prelievo di sangue – spiegano Matteo Allegretti e Patrizio Giacomini, rispettivamente primo e ultimo autore dello studio – possiamo avere accesso ai costituenti principali del tumore che si riversano nella circolazione, e poiché un prelievo ematico è pratica minimamente invasiva, la sua ripetizione ravvicinata nel tempo può documentare i cambiamenti evolutivi del cancro, comprese le resistenze farmacologiche. Questo identikit è inoltre personalizzato, specifico per ogni paziente, e fornisce un vero e proprio ‘film’ di quello che succede nel tumore, e non piuttosto un’istantanea singola, destinata a diventare rapidamente obsoleta».

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