“La bella stagione” di Gramentieri è tornare alle radici

Si apre una nuova fase artistica per Antonio Gramentieri, chitarrista modiglianese, più noto in giro per il mondo che in patria, firmata con uno dei suoi tanti pseudonimi: Don Antonio. Sei anni dopo aver chiuso il capitolo Sacri Cuori, la sua band più longeva e produttiva, tre anni dopo il progetto “The crossing” insieme al grande chitarrista americano Alejandro Escovedo, e quattro anni dopo il primo disco solista, Gramentieri svolta a 360 gradi, diventando un cantautore.

Se infatti tutta la sua carriera si è dipanata tra colonne sonore, brani per lo più strumentali (con rare e fugaci parti cantate), e, soprattutto, prestigiose collaborazioni con grandissimi artisti internazionali come chitarrista, arrangiatore e autore di musica, nell’album in uscita in aprile “La bella stagione” Don Antonio è un vero frontman e cantautore, con i testi in primo piano e uno stile lontano dal folk contemporaneo di stampo americano che lo aveva fin qui caratterizzato. Il primo singolo “Batticuore” è già disponibile, mentre tra un paio di mesi, oltre all’album, sarà pubblicato anche un libro.

Gramentieri, da dove nasce l’esigenza di questa svolta artistica?

«C’era in me la sensazione di avere chiuso una fase della mia avventura musicale, molto gratificante, e che non è detto non si riapra in futuro. Negli ultimi dieci anni ho lavorato soprattutto su brani strumentali o su composizioni di altri, e questo mi ha consentito di girare il mondo incontrando grandissimi artisti, ma, giungendo verso i cinquant’anni, ho sentito la necessità di tornare alle basi, raccontando storie della mia terra e della mia vita. La scrittura è stata il mio primo amore e il mio primo lavoro (Gramentieri ha cominciato a lavorare come giornalista, prima di diventare un musicista a tempo pieno, ndr.) e le storie che ho voluto raccontare hanno preso strade diverse: alcune sono diventate canzoni, altre sono diventate racconti. Non mi sono posto limiti in questo senso, infatti in aprile usciranno un disco e un libro di racconti. Entrambi si chiameranno “La bella stagione”, ma vivranno di vita propria e indipendente, connessi nei temi, ma autonomi nella distribuzione. In questa maniera celebro le mie due passioni (scrittura e musica), che sono anche gli unici due lavori che ho fatto nella mia vita».

Come ha influito su questo cambio artistico il periodo così complicato che il mondo, quello musicale in particolare, ha vissuto nell’ultimo anno?

«Non molto. Premesso che non assocerei una tematica così enorme come la pandemia con le mie piccole vicende, la mia esigenza di cambiare, così come una certa minor affezione del pubblico verso la musica dal vivo, credo fossero un processo già in atto precedentemente».

Cosa si porta dietro delle tante prestigiose collaborazioni degli anni passati?

«Secondo me c’erano due possibilità: un piatto estremamente ricco di stili ed influenze, o uno estremamente povero, composto di pochi e selezionati ingredienti; ho scelto la seconda. Lavorare con dei grandi scrittori di canzoni come Alejandro Escovedo, Hugo Race, Dan Stuart e Terry Lee Hale mi ha fatto però capire cosa chiedo alle canzoni degli altri, e quindi di riflesso alle mie: chiedo che veicolino una storia, e mi diano un’emozione nell’interpretarle. Per questo non ho usato trucchetti, e non ho messo vestiti cangianti alle canzoni, tenendo tutto a livello basico, “stark”, come dicono gli americani. Ho usato strutture armoniche semplici, perché volevo che fosse in primo piano la storia delle canzoni».

Come dicevamo, è già disponibile nei siti di streaming e acquisti digitali il primo singolo “Batticuore”, con Dani L. Marzi ai tamburi, Roberto Villa al basso, Nicola Peruch alle tastiere d’annata, Arianna Pasini alla voce e Teo Monti alla batteria synth. L’album “La bella stagione” uscirà il 16 aprile. Info sulla pagina facebook Don Antonio.

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