La battaglia sulla pelle dei migranti

Era già tutto previsto, come nella canzone di Riccardo Cocciante. La frattura diplomatica tra Italia e Francia sull’accoglienza ai migranti è il frutto del governo di centrodestra che tiene fede agli slogan della campagna elettorale: la difesa dei confini nazionali da presunte invasioni barbariche, la battaglia alle ong (organizzazioni non governative) che non solcano i mari con corazzate armate di missili, ma con navi-ambulanza. In linea con Orban più che con Macron. L’entrata di Parigi è a gamba tesa: gli italiani sono stati accusati di essere disumani per il rifiuto di accogliere 231 disperati a bordo dell’Ocean Viking poi sbarcati a Tolone «in via eccezionale, a fronte dei rifiuti del governo Meloni». La rottura è netta e i francesi hanno annunciato ritorsioni con una reazione giudicata spropositata. Un atteggiamento che rischia di confondere le acque.

A Ventimiglia – secondo dati ufficiali – sono circa 80 in media i migranti respinti ogni giorno dall’autorità francese. Al confine stazionano sempre almeno 250 stranieri che soprattutto di notte tentano di varcare clandestinamente il confine con ogni mezzo, visto che la Francia continua a tenere blindate le frontiere. Molti dei respinti mettono a repentaglio la vita pur di espatriare. In sette anni si contano 28 vittime: annegati in mare, folgorati dai pantografi dei locomotori, travolti dalle auto. I metodi utilizzati dalla gendarmeria sono violenti. Più di una volta ha utilizzato manganelli e spray urticanti sui treni per far uscire gli stranieri dai bagni e ha rispedito in Italia minori spacciati per maggiorenni. Il bastone più della carota. Da che pulpito viene la predica…

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