La Banda dell’Ortica per Enzo Jannacci a Verucchio

La Banda dell’Ortica si riunisce al completo nella serata odierna sul paco del teatro Pazzini di Verucchio per valorizzare la poetica di Enzo Jannacci nella forma canzone e teatro. Un omaggio che parte dalle prime canzoni in dialetto milanese per arrivare fino a quelle più conosciute dal pubblico (“Vengo anch’io”, “Faceva il palo”, “L’Armando”). In apertura, come ospite speciale della serata, Lorenzo Semprini.

Ma quando e come è nata la Banda dell’Ortica?

«È un progetto nato nel 2016, ideato da me e Fabrizio Flisi – racconta Beppe Ardito, voce e chitarra del gruppo –. Inizialmente ci siamo presentati come duo (io alla voce e chitarra e Fabrizio alle tastiere e fisarmonica) suonando nei locali della Romagna, poi il progetto si è ampliato e ha preso una forma teatrale oltre che musicale con l’ingresso nel gruppo di Riccardo Maneglia. Il suo contributo è stato un atto dovuto per ricordare Marco Bianchini che proprio con Riccardo aveva dato vita anni prima a un repertorio dedicato a Jannacci. Abbiamo così preso parte a serate teatrali nella provincia bolognese e abbiamo avuto l’onore di esibirci, nel giugno 2016, nel foyer del teatro Galli per la mostra Gente d’altri tempi con le tavole, tra gli altri, di Marianna Balducci e Roberto Grassilli».

Quali canzoni avete scelto per il concerto a Verucchio?

«Il repertorio che abbiamo scelto per la serata è per la maggior parte quello più popolare di Jannacci. I brani presentano comunque i due aspetti principali del cantautore: quello ironico e clownesco (ma mai banale) e quello dedicato agli ultimi e agli emarginati. Ovviamente non mancheranno i personaggi più famosi delle sue canzoni come l’Armando, il palo della banda dell’Ortica e il barbone de “El purtava i scarp del tennis”».

La banda è composta da molti elementi in scena. In questo modo riuscite a spaziare tra le diverse sonorità dell’artista?

«La domanda mi dà l’opportunità di presentare la nostra ultima formazione composta da me e Fabrizio Flisi, Daniele Torri al sax, Gianluca Fabbri al basso e Federico Lapa alla batteria. Ci siamo accorti che la musica di Jannacci spazia dal rock al jazz fino alle ballate folk, abbiamo scelto una formazione da “primi della classe” per presentare questo progetto al meglio delle nostre possibilità. Ovviamente sono tutti maestri, il vero saltimbanco, per dirla alla maniera di Jannacci, sono io!».

Quali sono i temi e i valori di Jannacci di cui vi fate portatori?

«Non è un caso che Paolo Conte abbia definito Enzo Jannacci il migliore cantautore italiano. Jannacci era autentico, apparentemente strambo ma intelligentissimo. E la sua autenticità si respira nelle sue canzoni, nella sempre attuale “Io e te”, nella vita misera da operaia di “Vincenzina”, nella comicità tragica de “L’Armando”. Ma vorrei citare anche “Sei minuti all’alba”, una delle canzoni simbolo della Resistenza in Italia. “El purtava i scarp del tennis” è una delle canzoni che, se capita fino in fondo, ti fa guardare i senzatetto con occhi diversi».

Avete avuto occasione di presentare il progetto a suo figlio Paolo?

«In realtà il progetto era un po’ alla deriva per cause a tutti note. L’ho ritirato fuori dal cassetto e speriamo di riportarlo in auge. Sicuramente lo presenterò a Paolo, sarà un onore. Intanto non vedo l’ora di assistere allo spettacolo dedicato a Jannacci che Elio terrà a Bologna la prossima settimana».

Inizio alle ore 21.15. Info e prenotazioni: 320 5769769

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