L’ultimo romanzo del faentino Claudio Panzavolta

L’ultimo romanzo di Claudio Panzavolta (Faenza, classe ’82), editor per la casa editrice Marsilio e insegnante al Master in Editoria dell’Università degli Studi di Verona, è intitolato Al passato si torna da lontano. Una storia italiana, racconto intenso e accorato che regala al lettore un affresco di un periodo fondamentale per lo sviluppo della storia del nostro Paese.

Il volume , corredato da fotografie, alberi genealogici e mappe narrative in grado di regalare profondità ai diversi personaggi che si muovono tra le pagine, parte dal 1943, quando l’Italia dopo l’8 settembre conosce l’orrore dell’occupazione nazista e i disordini della violenta guerra civile che mette i vicini di casa e gli amici con i quali si è cresciuti gli uni contro gli altri e il Paese si spacca («I traditori sono quelli che invece di combattere vanno con i banditi sulle montagne», «voltano le spalle alla patria»), mentre i cieli della Romagna sono solcati dal cacciabombardiere Pippo che fa sentire il suo rombo anche nel piccolo paesino nel faentino, dove inizia la narrazione.

L’autore racconta la sofferenza di un intero popolo attraverso lo sguardo sempre più consapevole della piccola Anita, la cui esistenza viene improvvisamente allontanata dalle calde protezioni familiari («Finché preghiamo la Madonnina, gli aeroplani qui da noi non vengono») e segnata dagli sconvolgimenti della guerra e dalla perdita dello zio e soprattutto della madre Teresa, fucilata dai fascisti e strappata per sempre alla figlia («Nell’istante in cui realizzò che quella mattina la madre non le avrebbe dato un buffetto sulla fronte per salutarla prima di incamminarsi verso i campi, Anita avvertì una stretta allo stomaco che quali la fece venir meno»).

La protagonista cresce con il padre Armando – tornato dalla Germania, con una magrezza irriconoscibile e in sella a una bici di fortuna – e con la zia Ada, legata a lei e alla sorella Edda, e va in contro al futuro incerto, frutto della tenacia e bisogno di sopravvivere.

Mentre il padre trova lavoro alla Società anonima elettrificazione e inizia a viaggiare tra Italia, Grecia, Turchia e Nord Africa, in Anita si fa strada il desiderio di reagire al doloroso passato: ecco allora la decisione di vivere in prima persona il dibattito interno alla sinistra italiana e i movimenti di emancipazione femminile, vissuti spesso in conflitto con la sorella, dall’animo più schivo e conservatore.

Nelle due giovani donne resta il desiderio di ricercare l’uomo che uccise la madre, ma la vita della famiglia Castellari e in particolare quella di Anita – diventata prima adolescente, poi donna, lavoratrice, madre e infine nonna lontano dal piccolo paese romagnolo – va avanti fra amori, rivelazioni, matrimoni, delusioni, scoperte e invidie.

L’esistenza procede nel ventennio italiano che, dalla metà degli anni Quaranta, arriva alla metà dei Sessanta e che vede prima la caduta nelle spire della guerra e poi l’ascesa verso un “altro” dove c’è anche posto per la speranza e dove la vita procede tra scoperte scientifiche, dibattiti politici, conquiste civili, cronache del jet set, esplosione del jazz.

L’autore, attraverso l’epopea di una famiglia italiana e l’utilizzo di diversi punti di vista e registri a seconda del personaggio che di volta in volta narra le vicende, dà vita a una narrazione in cui «la piccola e la grande Storia si intrecciano tra loro» – con continui parallelismi temporali tra gli accadimenti di interesse mondiale e gli avvenimenti che lo stesso giorno vivono i Castellari – fino a diventare le vere protagoniste di un intenso romanzo corale, scritto con grande lucidità e realismo, che ci permette di toccare con mano la dura realtà di quegli anni lontani, ritratti così fedelmente da Panzavolta.

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