“L’Oreste” al debutto a Bagnacavallo

Quante cose, nel nuovo spettacolo di Accademia Perduta/Romagna Teatri e Società per Attori che lo ha realizzato con Lucca comics. “L’Oreste. Quando i morti uccidono i vivi”, un testo di Francesco Niccolini con un grandissimo Claudio Casadio diretto da Giuseppe Marini, è stato presentato alla stampa venerdì 22 e sarà al teatro Goldoni di Bagnacavallo in anteprima nazionale lunedì 25 e martedì 26 ottobre (ore 21), con prima ufficiale il 29 ottobre al Teatro del Giglio di Lucca, per il festival Comics & games.

“L’Oreste” infatti è teatro e graphic novel grazie ai disegni e alle animazioni di Andrea Bruno e di Imaginarium Creative Studio, è poesia e riflessione civile, è tragedia e fiaba. Oreste, chiuso da trent’anni nell’ospedale psichiatrico dell’Osservanza a Imola, canta, dipinge e parla, parla… con il padre, che lo attende a Mosca per andare sulla Luna, con la fidanzata Mariù, con la sorella e con il compagno di stanza Ermes. Ma pian piano emerge che Oreste è solo in quella camera con le sbarre alla finestra, e i suoi visitatori, anche Ermes e persino, forse, il dottore e l’infermiere che lo accompagna, sono ombre, creazioni di una mente che si rifugia in qualche altrove dove il ricordo, il dolore, i sogni stessi non possono toccarla.

L’Oreste è il fratello moderno dell’Oreste eschileo, e come accade al figlio di Agamennone e Clitemnestra sulla sua strada si incrociano il destino, le scelte, le deviazioni, inconsapevoli e incolpevoli, che una vita può prendere: “riavvolgere il nastro” per fare andare le cose diversamente, è possibile solo in un modo, che Oreste trova e svela alla fine della pièce.

Le musiche originali di Paolo Coletta e il disegno delle luci di Michele Lavanga sono a loro volta elementi narrativi, su una scena colorata dai disegni che Oreste ha tracciato in trent’anni di permanenza in quella stanza d’ospedale.

La vicenda è ambientata negli anni in cui in Italia stava radicalmente cambiando la situazione degli istituti psichiatrici: la legge sostenuta da Franco Basaglia permise infatti dal 1978 l’alternativa alla permanenza in questi luoghi di quanti fossero ritenuti capaci di gestire una propria vita, seguiti comunque da strutture di Igiene pubblica. Oreste dunque può finalmente uscire, ordinare un caffè, poi prendere un treno e raggiungere Lucca, dove vive Mariù, conosciuta in un “Festival della canzone dei matti”, e con lei arrivare a Mosca e da lì spiccare il volo verso il cielo. Ma quei personaggi con cui l’uomo parla e parla, forse fantasmi, forse alter ego, pian piano spingono verità sepolte a emergere, e fanno sì che, in qualche modo, Oreste si ritrovi.

Il testo, dalle molte note e dai molti colori, esige una grande prova d’attore: e Claudio Casadio la dà, fa vibrare voce, corpo e volto in maniere molteplici, suggerendo un’infanzia bloccata, impaurita, abbandonata e imprigionata in un corpo adulto. In Oreste ci sono il bambino e l’uomo, l’assassino e la vittima, il fratello tenerissimo e quello che si macchia (forse…) d’incesto, c’è soprattutto il territorio misterioso della follia. Lo spettacolo è in grado di parlarne parlando d’altro, e lo fa con grande delicatezza e poesia, la poesia cosmica della luna e dei pianeti che si muovono nel cielo della fantasia di quest’uomo-bambino, la poesia della verità e del dolore che Casadio rappresenta in questo spettacolo come forse mai prima: la poesia dell’Oreste.

Casadio incontra il pubblico del Goldoni il 26 ottobre (ore 18) a ingresso libero: 0545 64330 o 21306. Biglietti spettacolo: 28-18 euro. Info: 0545 64330

www.accademiaperduta.it

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