L’Ordine di Rimini: “Covid. Lo Stato dimentica i medici morti”

Anche l’Ordine dei medici di Rimini farà sentire al Parlamento la propria voce dopo la bocciatura dei contributi per le famiglie di tutti gli operatori sanitari deceduti a causa del Covid nell’esercizio della loro professione da parte del Senato.

«Un momento che non fa onore al Parlamento, dopo tutte le lodi in favore dei medici che si sono levate da tutto il mondo politico – commenta il presidente Maurizio Grossi –. Ringraziamo tutti, però se alle lodi seguono anche dei fatti concreti e tangibili fa piacere. E in molti casi servono anche ad aiutare materialmente le vedove e gli orfani».

Domenica, in occasione della seconda Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato in cui verranno ricordati i quattro medici del Riminese Maurizio Bertaccini, Elfidio Calchi, Pierluigi Cecchi e Luigi Macori, il consiglio direttivo sottoscriverà una lettera da inviare a Roma.

«Riconoscere il sacrificio»

Venerdì scorso, Palazzo Madama ha respinto il subemendamento che la senatrice della Lega Maria Cristina Cantù (prima firmataria) aveva già presentato durante la discussione della Legge di bilancio, e successivamente in sede di conversione del Decreto legge 221/21 sulla proroga dello stato di emergenza e le ulteriori misure di contenimento dell’epidemia.

L’iter difficile

Un subemendamento che era arrivato in aula già zoppicante, dopo il parere negativo ricevuto dalla Commissione Bilancio.

«Riteniamo che sia giusto che il Paese riconosca il sacrificio di questi professionisti medici, che hanno perso la vita soprattutto nelle prime fasi della pandemia – commenta l’Ordine dei medici di Rimini Maurizio Grossi –, quando hanno combattuto a mani nude contro il virus, in un contesto in cui mancavano le mascherine, i guanti e i più elementari dispositivi di protezione. Hanno perso la vita e lo hanno fatto per i loro pazienti e per il loro Paese».

«Impegno disatteso»

«C’era stato un impegno, che è stato disatteso – rincara la dose Grossi –. Con questo appello ci auguriamo che si possa riprendere il discorso e trovare un correttivo. C’è qualcosa che stride in questa vicenda: c’era stata una proposta quasi unanime da parte del mondo politico, e prima ancora che qualcuno chiedesse questo riconoscimento c’era stato qualcuno che lo aveva offerto».

E «c’è anche un po’ di delusione e un fondo di amarezza – aggiunge –. Ogni promessa è un debito, come si dice. E se si fosse detto immediatamente che non c’era niente da fare, probabilmente in molti si sarebbero messi il cuore in pace subito».

Insomma, «non vorremmo che il mondo sanitario si sentisse solo – conclude –. Quando ci si aspetta qualche cosa e non arriva, da un lato si potrebbe pensare che tutta quella grande vicinanza espressa a parole magari non c’era veramente, e dall’altro che non c’era neanche tutta quella grande disponibilità ad aiutare. Lanciamo un appello perché la cosa non finisca nel dimenticatoio. Abbiamo bisogno di rimanere uniti, ancora. La pandemia lascerà lunghi strascichi, che dureranno per anni».

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