La sera dell'omicidio

Sorpresa all’udienza di convalida dell’arresto di Federico Verdoni: il 29enne che mercoledì sera, a Bora, ha ucciso a coltellate sua mamma, Luciana Torri, ha voluto rispondere alle domande dei magistrati. Ma ha scelto di parlare. Quanto ha riferito è stato per la verità un po’ confuso e a tratti contraddittorio. Ha dato due versioni differenti sulla lite con la madre: prima ha dichiarato che a scatenare la sua furia sarebbero state le parole della madre, che gli avrebbe dato del «fallito», ma poco dopo ha sostenuto che si era arrabbiato per il rimprovero che lei gli aveva fatto perché era rincasato tardi. Ha poi mostrato di non ricordare certi particolari.
Il ragazzo avrebbe anche riferito di non prendere più «da mesi» gli psicofarmaci prescritti per tenere sotto controllo il problema psichico di cui soffre. Non è però da escludere che in realtà questa sospensione dell’assunzione di quei medicinali sia più recente.
All’interno della palestra dove il 29enne svolgeva un tirocinio, il suo tutor aziendale aveva colto segnali strani e aveva informato gli enti preposti. Sembra che ci fosse stato un battibecco che aveva mostrato un lato alterato del giovane, che in precedenza non era mai emerso. Immediatamente si era attivata la rete di monitoraggio collegata al Centro di salute mentale. Il tirocinio era stato temporaneamente sospeso e sembra che fosse anche stato già fissato un appuntamento per approfondire la situazione, che si sarebbe dovuto tenere proprio il giorno successivo alla tragedia.
Concluso l’interrogatorio, il magistrato ha convalidato l’arresto che i carabinieri hanno eseguito in piazza a Borello e ha anche disposto la custodia cautelare in carcere. Potrà concretizzarsi solo quando le condizioni di salute saranno tali da permettere un trasferimento in sicurezza. Ma per il processo la strada sarà quella della perizia psichiatrica.

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