L’istituto Parri e la Resistenza degli ebrei in Europa

L’Istituto nazionale “Ferruccio Parri” prosegue una fitta attività di ricerca e di divulgazione sui grandi temi della storia recente, e giovedì 20 maggio, sulla propria pagina FaceBook, per “I giovedì del Parri” (ore 18) promuove una conferenza- dibattito a partire dalla recentissima pubblicazione di due volumi.

Dialogano infatti con Antonella Salomoni, della Università della Calabria, e con Mirco Carrattieri, direttore generale dell’Istituto “Ferruccio Parri”, lo storico e ricercatore romano Amedeo Osti Guerrazzi che ha dato alle stampe pochi mesi fa “Gli specialisti dell’odio” (Giuntina, 2021), e Daniele Susini, origini milanesi ma ormai riminese, autore di “La resistenza ebraica in Europa” (Donzelli, 2021). Al centro delle due opere la situazione degli ebrei in Italia, dopo le sciagurate leggi razziali del 1938 e l’altrettanto sciagurato “Manifesto della razza” pubblicato sul “Giornale d’Italia”. Guerrazzi ricorda che tra il settembre 1943 e il maggio 1945, migliaia di ebrei italiani furono traditi, arrestati e deportati nei campi di sterminio. A volte singoli cittadini e istituzioni collaborarono per cercare di salvarli, più spesso comunità storiche vennero praticamente cancellate come avvenne a Roma.

Basandosi su materiale d’archivio in gran parte inedito e sulle più recentia cquisizioni della storiografia italiana e straniera, Guerrazzi ricostruisce le dinamiche di collaborazione messe in atto dagli “specialisti dell’odio”, forze d’occupazione tedesche e apparati fascisti, in vista dell’annullamento del popolo ebraico. Lo studio, prendendo in considerazione alcune zone specifiche: Roma, Milano, Torino, Genova, Firenze, Bologna, Trieste e le due province al confine di Como e Varese, mette anche in luce come non pochi cittadini italiani, attraverso delazioni, tradimenti e violenze, collaborarono al piano di sterminio.

Susini si occupa invece della resistenza ebraica alla persecuzione, un tema meno noto che però in qualche modo è complementare all’altro. L’autore, in una recente intervista al nostro giornale, dichiarava infatti che «uno studio di oltre nove anni su fonti quasi tutte straniere mi ha aperto squarci inediti sui comportamenti tenuti dagli ebrei in tutta Europa. L’idea nazista dell’annullamento totale di un popolo non trovò infatti gli ebrei come vittime sacrificali. Anzi, le forme di reazione, o di resistenza, furono molteplici, compresa quella non violenta che mirava alla conservazione di sé e della propria famiglia, e di conseguenza del proprio popolo. Sono molti anche gli esempi di opposizione: dai combattimenti nei ghetti e negli stessi campi, alle operazioni di salvataggio. E un capitolo a sé ha la resistenza di queste persone in Italia, con circa 2.000 fra partigiani e patrioti per i quali l’antifascismo si intrecciava strettamente a un senso positivo di appartenenza all’ebraismo».

Il dibattito di oggi anticipa il convegno internazionale che si terrà a Rimini in più sessioni dal 26 maggio al 4 giugno “La violenza nazifascista sui civili nell’Europa occupata” su piattaforma Zoom.

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