L’Istat: nel comune di Ravenna ad aprile il 18,8% di morti in più

RAVENNA – Più 18,8%. Questo è l’ incremento di mortalità che il territorio comunale di Ravenna ha registrato nella sola prima metà di aprile di quest’anno. La percentuale si rileva dai dati Istat che mostrano la differenza tra l’andamento dei decessi tra il primo gennaio e il 15 aprile 2020 e la media dello stesso periodo negli ultimi cinque anni. Il grafico sottostante mostra un andamento molto diverso tra i principali comuni della provincia: il marzo di Lugo è stato terribile (61 morti contro una media di 43,8, +39,3% ) ma a metà aprile l’incremento, pur restando importante (+27,9%) torna a puntare verso il basso. A Faenza la curva è più dolce: passa da una sostanziale parità tra i due valori a febbraio ad un +18% a marzo (77 morti contro 65,2) per poi riallinearsi e anzi migliorare leggermente i valori di aprile.

La media dei 14 comuni della provincia presi in considerazione dall’Istat (mancano Cervia, Bagnacavallo, Alfonsine e Castel Bolognese) si assesta ad aprile ad un sostanziale plateau (+14% a marzo, poi +12,56%). Il che, tradotto in termini assoluti, significa che a marzo ci sono stati 50 morti in più della media (400 +350), a metà aprile 20 (180 a 160). Sui tre mesi e mezzo considerati l’incremento è del 6% pari ad un totale di 51 decessi in più. Gennaio e febbraio erano stati mesi positivi: come si osserva dal grafico i decessi nei primi 60 giorni del 2020 sono stati inferiori alla media del lustro precedente.

I casi Ravenna e Russi

C’è però un caso Ravenna. I dati del comune capoluogo vengono presi in considerazione per la prima volta dall’Istituto di Statistica (al terzo aggiornamento del database) e mostrano come la città a marzo abbia avuto un numero di decessi sostanzialmente in linea con quello precedente, con uno scostamento limitato al 3,7%, (168 decessi, sei in più della media). Si registra tuttavia un importante incremento ad aprile che, se dovesse essere confermato anche nei dati della seconda metà del mese, porterebbero a numeri drammatici. Nel resto dei comuni, va segnalata la situazione di Russi dove l’incremento totale di marzo è del 31,9% (19 morti contro una media di 14,4) e dove a metà aprile i decessi sono stati 9, praticamente il doppio della media.

Gli anziani

Del resto, a Russi tra il primo marzo e la prima metà di aprile sono morti 27 anziani, contro una media di 17. Dieci defunti in più che si traducono in un incremento di oltre il 51%, il più significativo tra i comuni che hanno registrato un numero rilevante di decessi in provincia.

A Ravenna, nello stesso periodo, sono morti 233 over 65 contro una media 2015-2019 che si attesta a 214,4. In percentuale, significa 8,7 punti in più. Si conferma drammatico, sempre per quanto riguarda i nonni, il dato lughese: nei 45 giorni presi in considerazione ne sono morti 78, con un incremento di oltre il 36,6%. Faenza, infine, arriva a cento over 65 morti: +14,9%.

I decessi per Covid

Per il rilascio di questi dati, l’Istat ha scritto un corposo rapporto insieme all’Istituto Superiore di Sanità. Lo studio dell’eccesso di mortalità serve ad individuare quante persone sono morte presumibilmente a causa del Covid oltre a quelle in cui è stato riscontrato il virus dopo il decesso. I 14 comuni presi in considerazione a Ravenna (che è tra le province a media diffusione) hanno registrato tra il 20 febbraio e il 31 marzo un totale di 504 morti contro una media di 463 nel periodo 2015-2019. La differenza è di 41 persone. Di questi, i decessi con tampone positivo sono stati 26.

E gli altri 15? Il rapporto dà tre spiegazioni. «Con i dati oggi a disposizione, possiamo soltanto ipotizzare tre possibili cause: una ulteriore mortalità associata a Covid-19 (decessi in cui non è stato eseguito il tampone), una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (disfunzioni di organi probabili conseguenze della malattia scatenata dal virus in persone non testate, come accade per analogia con l’aumento della mortalità da cause cardiorespiratorie in corso di influenza) e, infine, una quota di mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale. Per una valutazione complessiva dell’impatto della malattia– avvisa l’istituto – sarà comunque necessario continuare a monitorare il fenomeno nei prossimi mesi.

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