“L’Inferno di Guido”: Maria Antonietta per Dante a Savignano

“We reading festival” affronta una nuova tappa stasera alle 21, nella chiesa del Suffragio nel centro storico di Savignano. Nella cornice intima la cantautrice Maria Antonietta, al secolo Letizia Cesarini (1987) di Senigallia affronta L’inferno di Guido. È una lettura con commento personale attorno al canto XXVII dell’Inferno dantesco, quello in cui sono collocati i consiglieri fraudolenti e Dante incontra Guido da Montefeltro.

Maria Antonietta, cosa l’ha spinta a presentare un canto dantesco di geografia politica?

«Il canto XXVII mi è stato commissionato per il festival marchigiano Happennino. Ho pensato di riprenderlo e integrarlo con un approfondimento per We reading omaggiando l’anno dantesco. Fra l’altro sono appassionata di poesia come pure di storia medievale, ho anche studiato Teologia; nel rileggerlo mi ha sollecitato temi su cui ragionare».

Quali per esempio?

«Innanzitutto questo capitano di ventura che è Guido da Montefeltro lo sento a me geograficamente vicino; sono nata a Pesaro ma parte della mia famiglia è di Gradara. È anche una sfida per me dare la voce a un uomo violento e brutale, si crea una sorta di circuito fra un personaggio che non mi somiglia certamente, ma che mi è anche vicino per certi aspetti. Ciò che più mi stimola nell’interpretare il canto, è il ragionamento sul potere delle parole, sulla responsabilità, attraverso un discorso curioso sull’uso delle parole nella logica. Praticamente la serata è un trip poetico, tra il filosofico e il teologico, attorno a questo canto di cui mi sono appassionata».

A quale pensiero la conduce la riflessione sulle parole del canto?

«Il potere delle parole mi riguarda per il fatto che da cantautrice lavoro con esse. Mi domando se questo mio lavoro possa diventare anche un limite. Lo penso perché, costruendo la vita sulle parole, si finisce a volte con il perdersi dentro a una logica delle parole stesse; ti accorgi cioè che i vocaboli non ti servono per avvicinarti agli altri, ma diventano un mezzo per stare dentro a una tua solitudine, dentro a un tuo mondo perfetto. Mi spingo perciò a riflettere sul fatto che alle volte le parole finiscono con il non avere a che fare con il mondo delle persone, dei sentimenti, delle relazioni umane».

Tutto questo grazie al canto XXVII?

«È un canto violento, ma analizza i limiti che scontano le persone che vivono e fondano la propria vita sulle parole. Ecco perché sento che mi riguarda appieno. Penso che sia chi fa questo mio mestiere, sia in generale tutti noi, possiamo riflettere sul fatto che sì le parole portano lontano, spingono a esplorare, a conoscere, a conquistare spazi nuovi, però a volte sono anche un limite».

Qual è il suo prossimo progetto di parole?

«Sto scrivendo i pezzi del mio nuovo disco, forse un concept, mi piace quando c’è un fulcro che lega le canzoni. Ancora però sono in fase di costruzione. Non mi dispiacerebbe se questo nuovo lavoro mi portasse anche a un brano adatto a Sanremo, dove ho fatto una bella esperienza insieme alle colleghe Levante e Francesca Michielin». Gratuito con prenotazione.

Info: www.wereading.it

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