L’imprenditore nell’inferno del Kazakistan: “Sto bene”

Sta bene Lorenzo Bianchi, il 47enne manager riminese che per alcuni giorni non era riuscito a dare notizia di sé da Almaty, la capitale del Kazikistan epicentro della sanguinosa rivolta scoppiata per il rincaro del costo del Gpl. Ieri mattina, non appena Internet è stato riattivato, ha immediatamente riaperto la sua pagina Facebook per assicurare parenti ed amici sulle sue condizioni, ed ha raccontato una storia che se venisse confermata sarebbe ancor più drammatica di quanto narrato fino ad ora.

Un incubo

«Sto bene, durante l’operazione di attacco siamo stati isolati da tutto, rinchiusi in casa a pregare mentre le forze speciali kazake e russe combattevano strada per strada contro un piccolo esercito di circa 20.000 terroristi armati fino ai denti e addestrati al combattimento». E prosegue: «40 morti? Qui si parla di 5.000 vittime e altrettanti catturati, una città distrutta, messa a ferro e fuoco, in televisione hanno detto che solo ad Almaty i danni ammontato a circa 220 milioni di euro».

Bianchi racconta poi che «il problema attualmente è uno: questa gente (i rivoltosi, ndr) ora sono come cani sciolti che in fuga stanno uccidendo un sacco di civili, inclusi i bambini». Ecco perché «bisogna ancora starsene seduti in casa, aspettare e sperare di non trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato quando si esce a cercare qualcosa da mangiare».

La svolta

Bianchi, che ad Almaty dove è arrivato da due anni per lavoro come sales manager area Asia Pacifico della Brummel, rivolge infine un grande ringraziamento all’unità di crisi della Farnesina e all’ambasciata italiana in Kazakistan che, venuti a conoscenza dell’articolo del Corriere Romagna, mi hanno cercato ovunque; sono stati stati veramente molto efficienti, grazie ancora».

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