L’imperatrice Teodora e la sua scalata al cielo

Certo, la 32ª edizione di Ravenna festival che prende il via questa sera è dedicata a Dante – nel settimo centenario della sua morte non poteva che essere così –, ma è con una dedica a un altro personaggio profondamente legato all’immaginario della città e alla sua stessa identità che si aprono i due lunghi e ricchi mesi di cartellone in programma: una dedica all’imperatrice Teodora, la basilissa che da millecinquecento anni fissa i fedeli dall’alto di uno dei mosaici più celebri di tutta la storia dell’arte.

Opera da camera

Si intitola appunto Teodora, l’opera da camera per soprano, attrice, danzatrice, coro e strumenti che il festival ha commissionato al compositore Mauro Montalbetti sul libretto e la drammaturgia originali di Barbara Roganti, e che debutta proprio sotto quel mosaico che ne ritrae la protagonista, nella Basilica di San Vitale. Espressamente per questo luogo è infatti concepita la nuova creazione, una “Scalata al cielo in cinque movimenti”, recita il sottotitolo. Una “scalata” che non pretende certo di condurre a conoscere uno dei personaggi più controversi ed enigmatici della lunga storia della città – come scrive Roganti «chi si avvicina a Teodora sembra debba perdersi nel suo labirinto, è condizione posta dalla basilissa per arrivare a incrociarne lo sguardo… allora non mostriamo la sua storia ma attraversiamo in musica il percorso per cercarla».

Prostituta o santa?

Del resto, di lei è stato scritto e detto di tutto: figlia di un custode dell’ippodromo di Costantinopoli e di un’attrice, viene descritta da quello che può dirsi il suo primo biografo, Procopio di Cesarea, come una giovane attrice di facili costumi, se non, più apertamente, una prostituta incline a varie oscenità. Al tempo stesso, però, dopo il contrastato matrimonio con Giustiniano, al fianco del quale nel 527 viene incoronata Augusta dell’Impero romano d’Oriente, appare come saggia e determinata donna di stato, capace di intervenire in questioni politiche, militari e religiose. Senza trascurare che ancora oggi, per gli Ortodossi, è santa al pari di Giustiniano.

Dal madrigale al contemporaneo

Dunque, l’opera in scena quest’oggi – e trasmessa in diretta da Rai Radio 3 – cerca di metterne a fuoco la complessa personalità di donna attraverso la musica, con una scrittura che l’autore stesso, Montalbetti, definisce «fortemente comunicativa, e dietro alla quale c’è un lavoro di ricerca che parte dalla tradizione del madrigale monteverdiano per costruire una relazione virtuosa tra suono e parola». Con chiari riferimenti, quindi, a una forma e a una vocalità antiche, ma «proiettate in una scarna semplicità contemporanea».

In scena

Una partitura affidata agli strumenti dell’AltreVoci Ensemble, e alle voci della soprano protagonista Roberta Mameli, e dell’attrice Matilde Vigna, voci che si intrecciano con i gesti della danzatrice riminese Barbara Martinini, ma anche con l’organo di Andrea Berardi e con il Coro 1685 dell’Istituto Musicale Verdi di Ravenna diretto da Antonio Greco.

Interpreti che si muoveranno attraverso i cinque movimenti che scandiscono il tempo dell’esecuzione, svelando episodi e mondi sonori differenti, in un continuum pervaso dal senso del rito e del teatro, che poi è il sentimento che tiene legate le due Teodore, la giovane attrice e la potente imperatrice, le convenzioni del palcoscenico e il cerimoniale imperiale, e ancora cronaca storica e calunnia, estimatori e detrattori. Per un personaggio dai mille volti, e una storia che non potrà mai dirsi univoca.

Lo spettacolo sarà replicato domani, 3 giugno, quando sarà visibile anche in streaming su ravennafestival.live.

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