Raffaella Carrà, l’ex Gino Stacchini (Juve): “Era dolce ma determinata”

La storia tra l’allora calciatore Gino Stacchini e una Raffaella Carrà agli inizi di quella che sarebbe stata una carriera straordinaria appartiene a un «passato molto remoto», ma è un ricordo che Stacchini, classe 1938, in passato ala della Juventus e della Nazionale italiana e oggi apprezzato poeta dialettale, custodisce con affetto.

Conosciuti a Bellaria

«Erano i primi tentativi di coppia», ricorda con un sorriso Stacchini. Non sapeva ancora della morte di Raffaella Carrà quando è stato raggiunto telefonicamente dal Corriere. «Avevo lasciato il telefono in macchina forse è per quello che ho tante chiamate perse». Stacchini e Carrà si sono conosciuti e frequentati a lungo quando entrambi erano giovanissimi. E quando la coppia tra il calciatore emergente e la soubrette in rampa di lancio era non così usuale come qualche decennio dopo. Si sono conosciuti a Bellaria, dove vivevano la mamma e la nonna di Carrà: «Era nata a Bologna, ma quando non era a Roma a studiare e lavorare, veniva sempre a Bellaria dove si era trasferita tutta la sua famiglia dopo che la madre e il padre si separarono».

Hanno vinto le carriere

Stacchini invece è di San Mauro Pascoli e in quegli anni la sua carriera calcistica era in piena ascesa: «In quegli anni, tra il ’61 e il ’63 ero un giocatore della nazionale, avevo vinto uno scudetto, giocavo nella Juve… ero al massimo della mia attività. Lei invece stava per esplodere, ma aveva già lavorato con Macario e Frank Sinatra». Per i sammauresi, specie d’estate, Bellaria era «lo sfogo naturale», racconta, ma in quegli anni la frequentava molto anche perché gestiva «una pensioncina di famiglia, chiamarlo albergo sarebbe presuntuoso», aggiunge ridendo. Con Carrà, si sono frequentati, racconta Stacchini, per un paio di anni: «Un’estate, poi io feci il militare a Roma e ci rincontrammo anche in inverno e l’estate successiva», poi le loro strade si divisero, «entrambi attirati dal nostro futuro». Oggi Gino Stacchini è un apprezzato poeta dialettale e se gli si chiede come sia successo questo passaggio dal calcio alla poesia risponde che «alla fine quando giocato con ottima tecnica anche il calcio è poesia: «è determinazione, creatività, astuzia e anche poesia».

Dolce, simpatica e preparata

Erano entrambi molto giovani, ma dal ricordo che ne conserva Gino Stacchini si intravedevano già molte delle qualità che l’avrebbero resa amata dal grande pubblico: «Era una persona dolce, aveva una carica di simpatia enorme, ed era questa a conquistare. Era una persona semplice, ma anche incredibilmente preparata e determinata, studiava tantissimo. I ragazzini l’amavano e avevano scelto bene, gli italiani l’hanno amata e ci dobbiamo fidare degli italiani. È stata una grande nel suo mestiere, molto ammirata anche all’estero, una gloria della Romagna e dell’Italia».

Gli incontri successivi

Qualche volta è capitato che si incontrassero di nuovo: «Quando veniva in zona per qualche serata è capitato ci incontrassimo, ci siamo sempre salutati con affetto, come due vecchi amici». La notizia della sua morte è, commenta «è una notizia triste, ma d’altra parte è il ritmo della vita».

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