L’estate in scena: Accademia Perduta e il teatro che arriverà

Riaperture sì, riaperture no, con coprifuoco, senza coprifuoco e con coprifuoco allungato… In attesa della data fatidica del 26 aprile sono ancora molte le questioni da dirimere, e chi da mesi aspetta di poter riprendere le proprie attività è, comprensibilmente, divorato dalla tensione. Un senso di serenità aleggia invece intorno a Claudio Casadio e Ruggero Sintoni, vale a dire Accademia Perduta/Romagna Teatri, il Centro di produzione teatrale romagnolo che da quasi quarant’anni porta in tutta Italia e in Europa le proprie produzioni e tanto bel teatro.

Ma da cosa proviene la vostra tranquillità, in questo periodo “horribilis” per la cultura?

«Dal fatto che anche se il 26 aprile si riaprirà, abbiamo già deciso, e non da oggi – rispondono i due direttori artistici – di concentrarci sulla stagione estiva e sullo spettacolo all’aperto, con un cartellone da oltre 120 proposte che dall’inizio di giugno a a tutto settembre animerà le arene legate ai teatri comunali che gestiamo. Da oltre un anno infatti lavoriamo a una vera tela di Penelope, ma da tutto questo lavoro, dal fare e rifare, sta uscendo una… stagionciona, che oltre a riproporre gli spettacolo dei cartelloni invernali e quelli di “Aperture”, avrà anche una sua programmazione originale, con grandi nomi. Non vogliamo anticipare nulla, ma possiamo dire intanto che ci saranno beniamini del pubblico come Giacobazzi, e Cristicchi in una nostra coproduzione sul “Paradiso” realizzata in collaborazione con Orchestra Maderna ed Elsinor».

Un lavoro immenso!

«Ma che ci permette una proposta ricchissima, con teatro di prosa, danza, comico, teatro per ragazzi… Insomma le diverse proposte per i nostri pubblici, che vogliamo ritrovare: quindi abbiamo esteso le potenzialità dei palchi che ci ospiteranno, sia migliorando le caratteristiche di alcuni di essi dal punto di vista tecnico e delle dimensioni, sia “allargandoli” con il coinvolgimento di altre strutture, sempre in accordo con le Amministrazioni comunali».

Qualche esempio?

«A Forlì, l’Arena San Domenico si estenderà alla Fabbrica delle Candele, la stagione faentina avrà due appendici al museo Carlo Zauli e al Mic, mentre coinvolgeremo l’Arena dei Pini a Cervia e a Ravenna l’Arena del museo Classis come quella dell’ex Convento di San Francesco a Bagnacavallo. A Meldola invece ci stiamo dedicando a un grande lavoro di restauro del teatro Dragoni, che verrà completato a settembre».

In vista della stagione invernale?

«In realtà le produzioni di Accademia Perduta e anche i cartelloni invernali sono già in dirittura d’arrivo per essere programmati: almeno al gennaio 2022, se non si potrà fare altrimenti. Ma è inutile oggi proiettarsi troppo avanti: e comunque, noi siamo pronti!».

Una struttura del genere non si improvvisa.

«Certo: proprio per preparare questo vero e proprio “festival della Romagna teatrale” non ci siamo fermati mai, mettendo in conto le opportunità dell’estate e pensando anche a quanti quest’anno non potranno andare in vacanza, ma nelle loro città troveranno occasioni per ritrovare lo spettacolo dal vivo».

Accademia Perduta in realtà ha avuto tante soddisfazioni anche dallo streaming.

«Sì, penso al “teatro ragazzi” trasmesso dal Piccolo di Forlì, con le centinaia di faccine rapite che ci guardavano, e che venivano proiettate su uno schermo cinematografico: una grande emozione anche per noi, con tutti i nostri anni di esperienza!».

Anche questo è stato un modo per mantenere la continuità della fruizione del teatro.

«Noi del resto facciamo parte delle società in cui operiamo, e cerchiamo di dimostrarlo andando in scena. In questi mesi difficilissimi non ci siamo mai chiusi in casa, ma siamo andati avanti, abbiamo discusso, dibattuto, anche litigato, continuamente ricostruendo per andare avanti. Agli autori, che non percepiscono “ristori”, abbiamo dato commissioni e abbiamo letto centinaia di copioni, abbiamo fatto prove, realizzato il restyling di teatri come il Piccolo ma anche lanciato rassegne come “Colpi di scena”. E chi lavora con noi: i tecnici, l’ufficio stampa, gli amministrativi… ha sempre continuato a farlo, perché siamo consapevoli che una struttura come la nostra rischia di sfaldarsi se non si tutelano le professionalità, il capitale umano: che è patrimonio di tutti. Questi mesi di pausa paradossalmente ci hanno anche fatto bene, perché ci hanno permesso di pensare a cose nuove e lavorare su nuovi progetti. Ma non abbiamo mai chiuso i teatri: perché i teatri, se rimangono chiusi, si ammalano!».

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