L’estate della cozza romagnola, e i 90 anni della Casa del pescatore

Questa è l’estate della cozza romagnola. Non solo quella “selvaggia” di Marina di Ravenna protagonista della prima festa della stagione dedicata al frutto del mare che cresce spontaneo e costituisce una nicchia di produzione, la cozza in generale, compresa quella allevata al largo della costa, rappresenta una porzione importante della pesca romagnola e oggi ha un proprio marchio collettivo che la identifica e promuove. “Su 60mila tonnellate di cozze prodotte in Italia, 20mila tonnellate sono pescate al largo delle coste romagnole – spiega Giuseppe Prioli, presidente del Consorzio mitilicoltori dell’Emilia-Romagna e direttore scientifico della cooperativa Mare che ha sede a Cattolica e si occupa di ricerca scientifica e assistenza tecnica per la pesca, l’acquacoltura e l’ambiente e cura il progetto di promozione “d’Ittico” con Legacoop Agroalimentare – . Per capire l’effettivo peso di ciò che abbiamo in casa, basta pensare che l’Olanda di cozze ne produce complessivamente 50mila tonnellate. In più la cozza è un alimento completo, nel nostro caso naturalmente biologico, con una bassissima impronta alimentare perché non consuma acqua, né terreno e sottrae una consistente quantità di anidride carbonica che riutilizza per la formazione delle valve che racchiudono il mollusco. Una pecca l’abbiamo, è vero, e stiamo lavorando in accordo con la Regione per risolverla attraverso un incentivo sulla raccolta e smaltimento di questo rifiuto: le “calze” utilizzate per gli allevamenti che ora i pescatori, in base a un accordo, saranno incentivati a raccogliere”.

Negli ultimi trent’anni la produzione del mitile è progressivamente aumentata grazie alla realizzazione degli impianti offshore presenti al largo della costa di Cattolica. Oggi le “cozzare”, ovvero le imbarcazioni dedite alla raccolta di cozze che fanno porto a Cattolica sono 12 e impiegano una cinquantina di operatori in 6 impianti di allevamento sia in linea che su barriere artificiali. Annualmente dalle acque di Cattolica, attualmente classificate A quindi di migliore qualità che non necessitano di stabulazione, vengono pescate circa 3000 tonnellate di cozze delle circa 20.000 complessive raccolte in regione nei 23 impianti di allevamento totali, dove lavorano circa 350 persone.

Chi investe sulla pesca delle cozze a Cattolica è la Casa del pescatore, che nel 2020 ha compiuto 90 anni e conta oggi 254 soci. La flotta della Casa del pescatore oggi è composta da 40 vongolari, 30 imbarcazioni per la piccola pesca, 2 volanti per la pesca del pesce azzurro, 2 per la pesca a strascico e 8 proprio per la raccolta delle cozze. “L’allevamento si trova a un miglio e mezzo dalla costa, 200 ettari di estensione, con parte di impianti a filare e in parte sommersi – spiega Nicola Tontini, dal 2018 direttore della coop – . Da poco abbiamo rinnovato lo stabulario che era stato realizzato negli anni Sessanta, anche se le nostre cozze si raccolgono in acque di classe A e quindi non avrebbero bisogno di depurazione, ma ad esempio la grande distribuzione chiede comunque questo passaggio. Nello stesso blocco ha sede il nuovo centro di confezionamento per tutti i molluschi”. Tutti gli edifici azzurri che si affacciano sulla via Andrea Costa sono della Casa del pescatore. Nata come cassa mutua dei marinai nel 1920, diventa cooperativa nel 1930, quando intorno si estendevano ancora soprattutto campi coltivati e l’industria balneare era lontana. La Casa del pescatore da subito si pose come punto di riferimento anche sociale per la comunità: “Quella che oggi è la sede dei nostri uffici e dove ancora lavorano i riparatori di reti – spiega Tontini – fin dalla prima metà del Novecento è stata anche casa di riposo per marinai, persone che all’epoca erano spesso poverissime, che lavoravano e di fatto abitavano sulle barche”. Per estensione l’accoglienza venne aperta anche agli indigenti del luogo. La coop gestì fin dai primi anni Cinquanta il mercato ittico comunale che tutt’oggi apre all’alba per le aste del pesce, aprì e gestì un emporio per le cambuse delle barche, bottega rimasta aperta fino all’avvento dei supermercati; negli anni Sessanta portò i distributori di carburante sul porto per le imbarcazioni prendendo in concessione la vendita del carburante, quindi innovò la filiera con la stabulatore che captava l’acqua direttamente dal mare e utilizzava per la prima la nuova tecnologia a ozono che in Italia ancora nessuno conosceva. “Dalla nostra cooperativa è passata la storia della marineria di Cattolica, del sindacalismo nazionale e anche una buona fetta di innovazione per questo settore”, commenta orgoglioso Tontini che nel raccontare la storia della cooperativa presieduta oggi dal novantenne Pierino Lucarelli sfoglia con cura i libri sociali carichi di storie di vite e testimonianze a tratti commoventi. Oggi nel rinnovato stabulario completato a fine 2020, anno del novantesimo per la cooperativa, tutto è nuovo e si lavora a ciclo chiuso, si ospita anche una start up che studia le alghe per uso alimentare.

Proprio la Casa del pescatore ha ospitato in questi giorni il primo incontro del progetto “d’Ittico: pesce e vino dell’Emilia-Romagna” curato da Legacoop Agroalimentare e Mare scarl, un incontro con show cooking dello chef Raffaele Liuzzi che ha preparato due piatti a base di cozza romagnola e degustazione in abbinamento ai vini della cantina cooperativa Cevico. L’appuntamento, primo di una serie di tre, è stato realizzato in collaborazione con l’associazione Chef to chef Emilia Romagna che proprio ora ha siglato un accordo con il Consorzio della cozza romagnola per promuoverne l’utilizzo fra gli chef della rete. Il progetto intende valorizzare le specie locali e in particolare cozze, vongole e pesce azzurro “ai quali saranno dedicati nei prossimi mesi altri due appuntamenti analoghi” come ha spiegato Maria Linda Caffarri di Legacoop Agroalimentare, promuovendo il consumo di pescato locale, lo sviluppo di sinergie gastronomiche per promuovere l’acquacoltura sostenibile. Per farlo, Legacoop ha anche commissionato la realizzazione di tre video promozionali, realizzati dalla coop SunSet di Forlì, che raccontino il lavoro duro, antico e nuovo insieme, della pesca e dell’allevamento in mare.


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