L’estate calda del lavoro al mare: “Mi fai lavorare in nero? Così non perdo il reddito di cittadinanza”

Forse ancora di più rispetto alle temperature in aumento, è il dibattito sul lavoro stagionale a infiammare Rimini e la riviera romagnola.

Fra le difficoltà che la mancanza degli stagionali causa al lavoro e le accuse di proporre condizioni di lavoro proibitive rivolte dai sindacati, gli albergatori e i ristoratori si ritrovano nella posizione di essere giudicati sia come causa che come conseguenza dei propri mali.
Le organizzazioni di categoria del commercio e del turismo, però, non ci stanno a essere additate come il capro espiatorio di questa situazione.


Confcommercio

«Non voglio negare che ci siano casi di questo genere. E’ possibile. C’è anche chi fa le rapine. Ma non per questo siamo tutti dei ladri – commenta Gianni Indino, presidente di Confcommercio Rimini –. Ci sono dei delinquenti, perché quelli sono dei delinquenti. E ci sono le persone perbene».

Dunque, «non ci si venga ad accusare che sfruttiamo i lavoratori. Questa accusa la rispediamo al mittente – rilancia Indino –. E ci aggiungiamo l’asso di briscola. Se si pretende che prestiamo attenzione a quello che ci viene attribuito, non si metta in dubbio la nostra versione dei fatti».

Vale a dire, «ci sono delle persone che ci chiedono di lavorare in nero – spiega il presidente –, per non perdere il reddito di cittadinanza. Le potremmo anche far lavorare, però, guarda caso, non lo facciamo».

Allo stesso modo, «ci sono dei ragazzi alla prima esperienza lavorativa che ci chiedono di non lavorare il venerdì sera, il sabato e la domenica – aggiunge Indino –, per poter stare con i propri amici».

Eppure, «un’opportunità lavorativa, dopo un momento come quello che abbiamo passato, dovrebbe essere il massimo – osserva il presidente –, ma si vogliono godere l’estate. Un tempo, invece, guadagnare qualche cosa e rendersi indipendenti era una conquista. Adesso ci sono il Reddito di cittadinanza o i genitori che si fanno carico delle spese dei loro figli».

Insomma, «chi non vuole vedere tutto questo è miope o ha il prosciutto sopra agli occhi – conclude Indino –. Perché non ci si vuole rendere conto anche di questi sotterfugi, di queste scorciatoie e di questi inganni?».


Confesercenti


«Non posso nascondere che esistano situazioni al limite. Noi, però, ne prendiamo le distanze – gli fa eco Mirco Pari, direttore di Confesercenti Rimini –. Siamo firmatari dei contratti del commercio e del turismo. E incentiviamo la loro applicazione. Ci sono aziende più strutturate in cui si è arrivati a una fidelizzazione del personale stagionale».

In breve, «questa polarizzazione è esagerata, anche troppo – continua Pari –. Sui pochi casi al limite è necessario intervenire, sono da isolare e non sono l’esempio. Non è possibile gettare discredito sull’intera categoria. La scarsa sensibilità e l’atteggiamento da schiavisti non sono la normalità per la stragrande maggioranza delle imprese. Non si può far passare l’idea che la riviera sia questo. Le esperienze positive sono moltissime».
Piuttosto, «spesso ci sono figure professionali che non si riescono a trovare – spiega il direttore –, perché non sempre la formazione è adeguata».

Inoltre, «non ci sono più riminesi che vogliono fare esperienza del lavoro stagionale, e nessuno vuole più fare il lavoro manuale – osserva Pari –. E’ un problema di carattere culturale. Qualche volta sono i genitori per primi che disincentivano questo genere di esperienza. E l’idea del lavoro è diventata molto personale».

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