Rimini, l’esperto: “Caprioli all’aeroporto, difficili da catturare”

Non sarà semplice catturare i due caprioli (mamma e cucciolo) che da mesi vivono all’interno dell’aeroporto di Miramare. L’esecuzione prevista in questi giorni è stata momentaneamente sospesa (grazie all’intervento delle associazioni animaliste) e la Regione ha coinvolto un centro specializzato nella cattura di animali. Ieri si svolto un vertice ad hoc e un altro tentativo di soluzione pacifica è programmato nelle prossime ore, però si tratta di una operazione ad alto coefficiente di difficoltà: l’area è molto ampia, i nascondigli sono innumerevoli, impossibile usare l’anestetico, l’unica chance per una cattura indolore è offerta dalle reti. È stato proposto anche l’impiego dei droni in grado di registrare la temperatura corporea e quindi scovare il nascondiglio degli animali.

Però il tempo stringe. Gli “ultimatum” dell’Enac sono finiti e Airiminum, la società che gestisce il “Fellini”, pone il tema della sicurezza dei voli.

L’animalista

Piero Milani è il presidente del Centro fauna selvatica “Il Pettirosso” di Modena e ha già catturato animali all’interno di aeroporti. Ieri ha partecipato a un vertice con i soggetti direttamente interessati alla sicurezza dello spazio aeroportuale: Regione, Aeronautica militare, Airiminum. «Abbiamo condotto un sopralluogo – ha spiegato Milani in serata – ora attendiamo le decisioni, nelle prossime ore ci devono dire quando tentare la cattura».

Ci stanno provando da un anno e più. È così difficile? «Si tratta di un’area molto vasta, piena di nascondigli, quando ho visto l’ampiezza mi è venuto male».

Come pensa di agire durante la cattura? È stato raccontato che bisogna sparare l’anestetico da una distanza ravvicinata. «Chi ha detto questo vuol dire che non ha mai catturato un capriolo in uno spazio così ampio. Prima che l’anestetico faccia effetto l’animale ha dieci minuti per andarsi a nascondere e quando poi lo trovi si è già risvegliato. In questo caso utilizzeremo le reti».

L’aeroporto

Il presidente di Airiminun, Leonardo Corbucci, ancora una volta spiega che le competenze sono regionali e che la sua priorità è la sicurezza dei passeggeri. Rigetta, però, le accuse di insensibilità. «Facciamo il tifo per il capriolo – racconta – se non fosse così non saremmo ancora qua dopo un anno e due mesi dal primo avvistamento».

La Regione ha chiamato un professionista e si organizza un altro tentativo di cattura. «Come aeroporto siamo disponibili, però la pista deve essere sicura, anche oggi sono atterrati tre voli, una soluzione deve essere trovata. È un anno e due mesi che ci stanno provando in tutte le maniere. In alcune occasioni c’è stato un coordinamento con il personale del VII Vega, sono state utilizzate tecniche di guerra. Non c’è capriolo in un’area aeroportuale che ha avuto tanti tentativi di cattura».

L’Enac ha stabilito una data entro cui definire la cattura? Esiste un ultimatum, scaduto il quale l’aeroporto deve chiudere per ragioni di sicurezza? Si diceva il 31 luglio. «Se è per questo era il 31 di un mese fa. Noi facciamo il tifo per il capriolo, però l’aeroporto deve essere agibile, i motori degli aerei potrebbero aspirarlo in fase di decollo. Se è da un anno che si cerca di catturalo vuol dire che non c’è l’intenzione di ucciderlo».

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